Gregorio
Bardini
“Komitas”
Cd (Arx Collana)
Contatto: www.arxcollana.com
“L’anima non vuole niente
e non aprendo gli occhi
guarda nel cielo e mormora
come il pazzo Komitas”
(Arsenii Tarkovskii)
Il ritorno di Gregorio Bardini.
Un’intero album dedicato alla memoria di padre Komitas e, nel contempo,
un sentito omaggio al popolo armeno, alla sua cultura, il suo immaginario,
la sua tradizione. Komitas Vardapet (1869-1935) rimarrà nel cuore
della sua gente non solo per una brillante carriera di musicista, ricercatore
e riformatore, vera e propria icona della cultura armena nel mondo, ma
anche per il tributo pagato al suo stesso sangue durante la persecuzione
turca ed il genocidio delle sue genti.
Sono ben trentacinque le
trascrizioni per flauto di brani vocali raccolti all’epoca da padre Komitas
che qui riprendono nuova vita attraverso un percorso che fa di pochi ed
incisivi strumenti le guide ideali per addentrarci in questo scorcio di
orizzonte orientale.
Si respira un’atmosfera
carica di piccole grandi gioie ed amarezze legate ad una dimensione di
quotidianità popolare. Semplici quanto antichi rituali ancorati
alla ruota del tempo ed ai cicli della natura. Un popolo sradicato dal
genocidio rivive la ricchezza e la profondità dei suoi usi e costumi
attraverso un patrimonio di musiche e danze rese visibili e diligentemente
amplificate (quasi stessimo guardando oltre una lente d’ingrandimento)
dalla sapiente rivisitazione di Gregorio Bardini e Paolo Longo Vaschetto.
(M.Rot)
Blood
Axis & Les Joyaux de la Princesse
“Absinthe – la folie
verte”
Cd (Athanor)
Contatto: Athanor, B.P.
294, 86007 Poitiers Cedex - France
Atteso, preteso, agognato,
ecco finalmente materializzarsi uno degli lavori di collaborazione più
discussi degli ultimi anni: “Absinthe”, il tributo di due gruppi di culto
alla fata verde dell’assenzio. Annunciato da tempo immemore con ogni tipo
di formato (nato come 10”, poi cd, poi anche il box, poi di nuovo il box
ma con inserti differenti, ecc.) l’uscita su compact di questo sodalizio
franco/americano non poteva non suscitare un clamore ed un’aspettativa
di tutto rispetto all’interno della scena. Eppure è anche vero che
tutti questi bollori (un po’ prematuri) hanno ben presto assunto la forma
di una cocente delusione per una parte degli acquirenti che si sono gettati
a scatola chiusa su questo lavoro. Perché? La risposta è
fin troppo semplice: molti, troppi, si aspettavano un naturale seguito
all’ultima opera del Blood Axis. Se quel live in Svezia prodotto quattro
anni addietro aveva tanto scosso gli animi del popolo underground di mezzo
mondo potrà anche risultare comprensibile come una fetta di audience
si trovasse nella spasmodica attesa di un degno nipotino generato dalla
medesima sippe da cui ha preso forma il celeberrimo “Blot”, no? Aggiungiamo
pure il contributo di uno dei padri dell’industrial militar andante ed
il cerchio si chiude su di un lavoro di collaborazione che sembra destinato
ad incendiare ogni possibile playlist dettata dal caso.
Onestamente non ho mai creduto
ad un’ipotesi di questo genere: già un veloce ascolto del primo
brano dedicato all’assenzio su “The gospel of inhumanity” avrebbe dovuto
indirizzare gli ascoltatori, anche solo inconsciamente, verso le possibili/probabili
coordinate di questa collaborazione. L’idea di trattare un concept di questo
genere a colpi di ballate tradizionali e sfregi industriali buoni per un
live alla Der Blutharsch era quanto di più improbabile ci si potesse
attendere, aggiungiamo poi la corposa presentazione di questo sodalizio
proprio per bocca di Moynihan attraverso un comunicato stampa che ha fatto
il giro della rete ed ecco che ci si rende subito conto di come un certo
tipo di aspettativa fosse poco meno di una fragile chimera. Non posso credere
che qualcuno, carte alla mano, si sia fatto fregare dalle balle sparate
in giro dai soliti quattro incapaci che bazzicano tra pettegolezzi e scoop
di quarta mano… posso però credere come molti abbiano sperato,
magari anche sapendo di mentire a se stessi, in quello che “Absinthe” proprio
non è: il nuovo album del Blood Axis. E che tristezza nel leggere
le ridicole storielle stampate nero su bianco da grandi distributori alla
ricerca di poveri acquirenti in buona fede: “…la musica per il suo stile,
può considerarsi come il secondo lavoro in studio dei Blood Axis.
Importante anche il lavoro dei Les Joyeaux (sic!) de la Princesse in fase
di assemblaggio…”. Se, oltre a vendere dischi al chilo ci fosse in sede
qualcuno (basterebbe il magazziniere di turno) disposto ad ascoltarli almeno
un volta, magari eviteremmo questo genere di barzellete, no?
E allora parliamo di cosa
veramente racchiude questo disco. Undici tracce per quasi un’ora di camere
sonore in cui, tra testi e poesie dedicate all’assenzio per voce di Michael
Moynihan, veniamo accompagnati per mano lungo un itinerario che si snoda
tra le malinconiche melodie del violino di Annabel Lee e le inquietudini
di sbiadite atmosfere da 78 giri tipiche della mano di Erik. Atmosfere
da oblio che sembrano ripercorrere lo stato di alterazione percettiva dovuto
all’assunzione di bevande bandite mentre il cuore rallenta la propria marcia
e le pareti si allungano a collo di bottiglia sulle teste dei servi e degli
amanti della fata verde. Un lavoro particolarmente evocativo, forte della
capacità degli artisti coinvolti a dar vita ad una palpabile condizione
di anestesia e distacco dal mondo circostante per mettere in moto un’idea
di ubriacatura dei sensi in cui tutto l’album affoga e si lascia morire.
Alla deriva.
Splendida la lussuosa confezione
digipack con rilievi dorati ed il ricco booklet corredato da immagini d’epoca
perfettamente a tema. Nell’attesa dell’edizione in box che si preannuncia
particolarmente ricca non ci resta altro se non una dolce attesa in compagnia
di questo particolarissimo lavoro che, nel bene e nel male, ha originato
fin troppe leggende urbane. Chi lo ha ordinato direttamente dalla Athanor
ha ricevuto anche due ricche cartoline commemorative, mentre, a fare i
pignoli, va fatto notare come uno dei primi stock di stampa presenta un
leggere errore di taratura dei colori a causa del quale, sul retro copertina,
si notano i bordi della pellicola attorno alla fanciulla dell’assenzio,
e con questo abbiamo detto proprio tutto.
“Absinthe” è un buon
lavoro, ma va considerato per quello che è, non per quello che molti
avrebbero voluto che fosse. E ora, dormite sonni tranquilli. (M.Rot)
back