Nocturne
“Kapitulation”
Cd (Stateart)
Contatto: Art Schock
12 rue Maurice Bedel 37000 Tours France
Torna Saphi, nuovamente
in bilico tra le ombre del passato francese ed i rischi connessi ad una
scena sonora (quella d’oltralpe per intenderci) notoriamente dominio quasi
esclusivo di Les Joyaux de la Princesse.
Il rischio è quello
di dar vita all’ennesimo “già sentito” peraltro ricalcando fedelmente
il tracciato di un Konofal che certe cose le fa da anni e che da anni alimenta
di ossessioni ed oscuri presagi collaborazionisti il panorama industrial
di mezzo mondo. Dopo due vinili su 10” (il primo per la Tesco, il secondo
su Old Europa Cafè) questo “Kapitualtion” su Stateart si presenta
in maniera piuttosto differente (titolo a parte) evolvendosi lungo sei
tracce di industrial minimale saltuariamente arricchito da campionamenti
d’epoca (pochi per la verità) e tante distorsioni, riverberi, echi
e rumori assortiti comandati a bacchetta mediante tastiera & C.
Troviamo quindi scorci di
rumorismo ridotto all’osso tipo “Avant garde marche” dove monotone modulazioni
a bassa frequenza si accavallano per una buona decina di minuti, saturazioni
globali per “Le sacre de la milice”, indefiniti fruscii amplificati e pompati
con iniezioni di noise in “Je ne regrette rien” il tutto all’insegna di
un album molto “old style” che potrà commuovere qualche nostalgico
di un industrial fatto da pochi fronzoli e molto azzardo ma allo stesso
modo lasciare perplessi i più. Il mio consiglio resta uno solo:
se volete assaporare appieno ciò che Nocturne ha da offrire correte
a recuperare il 10” prodotto da Klaus e soci: “Offensive… De paix”. Le
perle non piovono dal cielo, idem i buoni dischi di una volta.
(M.Rot)
Nocturne
“Hymn for herest I &
II”
Cd (Old Europa Café)
Contatto: Art Schock
12 rue Maurice Bedel 37000 Tours France
Dopo un disco non proprio
convincente sfornato per la State Art giusto l’anno scorso, eccoci nuovamente
a parlare del lavoro di Saphi grazie all’uscita per la nostrana Old Europa
Café di questo ennesimo compact intitolato per l’occasione “Hymn
for herest”. A livello estetico il primo impatto risulta certamente
notevole: una elegante copertina in cartoncino ripiegato dalle tinte grigio/argento
dove, accanto alle consuete istantanee di morte e devastazione umana, troviamo
riprodotta a tutto campo una mappa del territorio francese. L’obiettivo
estetico/tematico risulta centrato appieno, bisogna ora vedere se il cd,
una volta messo a girare sulla piastra, sarà in grado di mantenere
quanto la custodia sembra promettere. Bene, inizia la giostra: 74 minuti
per sette brani (cinque relativi alla prima parte, gli ultimi due relegati
al secondo capitolo di questo concept) dove neri umori di magma industriale
si abbattono in blocco sull’ascoltatore senza vie di scampo o zone di rifugio.
Tutto quello che sembrava essere venuto meno con “Kapitulation” ritorna
fortunatamente in voga lungo l’itinerario di questo disco fatto di buona
pasta industrial e rumorismi affini per un risultato non eccessivamente
violento in termini di abuso sonoro quanto scomodo e inquietante per il
senso di disagio in grado di evocare. Un lavoro che può essere considerato
un classico del genere; privo di rivelazioni eccezionali ma allo stesso
tempo capace di guadagnarsi la propria nicchia di gradimento applicando
una personale formula di noise militante che gli amanti del genere sapranno
cogliere ed apprezzare fino in fondo senza troppa difficoltà. Convince
senza mezzi termini la calata sonora di “Les sanglots des violons” mentre
il crescendo rumorista di una “H.F.H” (soprattutto la parte seconda) raggiunge
quello che i (pochi) brani convincenti di “Kapitulation” non erano nemmeno
riusciti a farci intravedere. Un gradito ritorno. (M.Rot)