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Ostara
“Ultima Thule”
Cd (Eis und Licht)
Contatto: www.ostara.net
Ammetto che non mi aspettavo un simile (l’ennesimo?) balzo in avanti per mano di Richard Leviathan & soci. Laddove “Secret homeland” e “Kingdom gone” avevano lasciato il segno aprendo la strada ad una piccola pop-revolution capace di portare il nome di Ostara sulla bocca dei più in quanto fieri portatori di una scelta stilistica in un certo senso unica rispetto al panorama imperante ora, con “Ultima Thule”, le sorprese si moltiplicano nuovamente creando una ricca e gradita buona novella.
L’uscita dalle scene di Timothy Jenn (anche i matrimoni più belli sembrano destinati a finire) non sembra aver intaccato il potenziale di un Richard Leviathan capace, nel giro di poche stagioni, di portare alla luce un lavoro sapientemente costruito sulle sue indiscusse doti di valente cantautore coadiuvato da una serie di collaboratori provenienti dai scenari più disparati e, per certi versi, inaspettati. “Ultima Thule” si presenta in una sorprendente quanto convincente miscela di arie da rock opera e suggestioni di elettronica piacevolmente adagiate sulla consueta ossatura folk che ha dato i natali alla carriera di Richard con gli Strength Through Joy (prima) e gli Ostara (adesso).
Testi particolarmente ispirati (“Black spring” in questo senso farà storia) incatenati a melodie ricche e coinvolgenti, capaci, ancora una volta, di emozionare e nel contempo sorprendere anche chi, come il sottoscritto, non avrebbe mai creduto in una simile, coraggiosa, sferzata stilistica.
Onore quindi ai nostri giovani eroi, alla rinvigorita bellezza delle loro scelte e alla maestria con cui hanno tradotto il loro sentimento in un’opera che promuovo a pieni voti. Ancora una volta, grazie.
E se il sadistic trance remix di “Diva de Sade” vi ha fatto gridare allo scandalo per la sua tamarraggine, ebbene, lasciate solamente che il tempo faccia il suo corso, consci del fatto che tale peccato verrà ben presto espiato dal Leviathan: in fondo tale bonus non avrà vita oltre le prime duemila copie di questo disco.
Ora la curiosità per quanto Richard avrà da offrirci in sede live diventa sempre più forte mentre l’appuntamento del 27 marzo si avvicina pericolosamente ogni giorno di più: noi non possiamo mancare. E voi?
(M.Rot)

Ostara
“Kingdom gone”
Cd (Eis und Licht)
Contatto: www.ostara.net
Diamo il benvenuto al nuovo lavoro firmato da Richard Leviathan e Timothy Jenn; dopo aver dato un calcio alla storica World Serpent Distribution ed essersi accasati presso la tedesca Eis und Licht (quelli che, sul loro sito, asseriscono che “il neo-folk salverà il mondo”) eccoli esordire con un impeccabile “Kingdome Gone” che starà facendo la gioia di tutti quelli che avevano già apprezzato la coraggiosa svolta degli ex Strength Through Joy in occasione di quel loro primo vero battesimo intitolato “Secret homeland”.
Un compact disc dalla presentazione impeccabile, digipack nitido e ben assemblato (in questo senso dimenticatevi le incertezze grafiche del disco precedente), splendida copertina in stile “Sacrum Imperium” e dodici brani in grado di accompagnarci per una buona oretta lungo le note e le parole di questo tormentato duo.
La marcia “pop”, anche in questa occasione inserita a pieno regime, ci regala momenti memorabili attraverso luminose ballate che nulla fanno rimpiangere del loro lavoro precedente. Sembrerebbe proprio che Richard e Timothy abbiano trovato la loro dimensione ideale per dar vita ad una identità chiara ed originale; senza tradire il loro background formativo questo “Kingdom gone” ci dimostra come i ragazzi di Ostara abbiano acquisito la capacità di evolversi verso una meta suggestiva quanto personale. Tra le mie favorite non posso non citare “Bavaria”, “The trees march north”, “Overworld” e, sicuramente, l’emblematica “Kingdom gone” dove nell’ascoltare la voce di Richard (“…the hero turned traitor, the traitor turned hero…”) risulta quasi automatico il collegamento mentale con quanto già sentito, seppur in forme chiaramente diverse, nel lavoro di collaborazione assieme a Douglas P. durante il conflitto nei Balcani.
In merito a “The march of the rising sun” e “Tatenokai”, i due brani dove emerge nitidamente una sorta di tributo al Giappone della cosiddetta cultura integrale, forse un utilizzo più massiccio di campionamenti originali avrebbe potuto dare quel tocco in più per addentrarci in tematiche che, soprattutto in “Tatenokai”, sembrano essere state scalfite solamente in superficie.
Superato con un bel balzo il pericolo del “già sentito”, con “Kingdom gone” possiamo dedicarci esclusivamente al piacere di un ascolto in grado di offrirci buona musica ed ottimi spunti per sfuggire ad un certo grigiore quotidiano. Un disco certamente consigliato, ricco di riflessioni in musica e melodie accattivanti grazie alle quali, in un modo o nell’altro, potreste anche provare a convertire l’amico scettico di turno. In fondo la musica resta una delle poche cose ancora in grado di compiere miracoli, non è vero? (M. Rot)

Ô Paradis
“Ensueños”
Cd (El Circulo Records)
Contatto: www.O-paradis.com
Parliamo di un gruppo spagnolo che negli ultimi mesi ha suscitato, su una fetta di assidui consumatori di dischi, una certa curiosità e che continua, seppure senza particolari clamori, a far parlare di sé.
La sua storia recente è finita con l’intrecciarsi alle vicende di Allerseelen ma ora, accantonate le varie alleanze e/o collaborazioni, sta facendo circolare un disco, questo disco, dai contenuti piuttosto particolari.
Credo che la parola magica che possa racchiudere al meglio le sfumature e le atmosfere di cui questo album è intriso sia “notturno iberico”. La sensazione, l’idea di un’atmosfera da “dopo crepuscolo” è certamente palpabile nella loro musica, fatta di lente percussioni miste a melodie dissonanti, lasciate alla deriva lungo le strade di un paese inghiottito dal primo buio della sera.
Credo di aver visto davvero giusto se poi, parlando recentemente con Gerhard di questo gruppo e della particolare sensazione percepibile lungo l’incedere del disco è stato lui stesso a confermarmi una simile teoria aggiungendo che gli Ô Paradis registrano i loro brani spesso e volentieri proprio di notte.
Musica dai contenuti piuttosto ostici, a mio modo di vedere, dove determinati schemi melodici vengono rivisti in favore di un’atmosfera a tratti opprimente, mentre il cantato in lingua spagnola si rende pesante, quasi soffocante. Un disco (e un gruppo) che non vuole cadere dentro gabbie e/o facili etichettature, ma che si ritrova alla costante ricerca di una matrice compositiva che li distingua da quanto li circonda. Se siete alla ricerca di qualcosa che sia davvero diverso dal solito, se siete pronti alla sperimentazione a scatola chiusa, molto probabilmente “Ensueños” farà al caso vostro, altrimenti (della serie “per molti ma non per tutti”), meglio che buttiate un occhio alle ultime novità del consueto giro industrial.
(M. Rot)
 


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