Proscriptor
“The serpentine has
risen”
Cd (Dragon Flight
Recordings)
Contatto:
www.dragonflightrec.org
Qualcuno se li
ricorderà
per via del loro esordio sulla allora neonata Cruel Moon International
(side-label della ben nota Cold Meat Industry), altri ancora ne avranno
sentito parlare per vie traverse a causa della “militanza esoterica”
che
ha portato questo gruppo alla fondazione di un Ordine Telemico della
Golden
Dawn negli USA (ad essere precisi il Southern Abyssic Communion Chapter
di Dallas, nel Texas), altri, forse i più, ne sentono parlare
solamente
ora che stanno leggendo questa recensione che spero possa far luce
sulle
ombre che ci vengono offerte da questo album intitolato “The serpentine
has risen”. Ebbene, che cosa si cela dietro la fosca custodia di questo
compact? In poche parole: frullati misti di follia adeguatamente
elaborati
secondo uno stile tipico da “american way”. Confusi? Non siete i soli.
La copertina riesce ad
essere
davvero brutta, kitsch da paura come poche: computer graphic a manetta
per una sorta di composizione in technicolor dei poveri dove troviamo
mostri
marini e mani argentate che sanguinano su sfondi verdognoli mentre il
nome
del gruppo stampato sul cd porta alla mente tristi presagi da black
metal
tarocco (…). Eh sì, cominciamo male.
Il disco si divide in otto
capitoli (viaggi?) per una lunghezza totale pari a 40 minuti.
Sì,
40 minuti, ma di cosa? Premiamo play sul lettore ed ecco che le
coordinate
di questo lavoro si indirizzano verso forme piuttosto bizzarre,
quantomeno
inaspettate: escursioni di elettronica rituale, ambient cianotico al
sapore
di mandorla, andazzi psichedelici, vaghe intrusioni con declamazioni
rituali,
momenti in e momenti out, eppure, mio Dio, funziona! Questo disco
funziona,
nella sua apparenza di nebulosa esoterica assume, preso nel suo
insieme,
i tratti testardi e convinti di un lavoro, un concept, che riesce ad
essere
completo, capace e credibile.
Dopo un attento ascolto
di tutto il disco, la prospettiva iniziale (con conseguente giudizio
negativo)
si modifica al punto da rendersi pienamente accomodante rispetto a
quanto
plasmato attraverso i brani di questo album, addirittura la copertina,
che definirei quasi ridicola, diventa plausibile, parte integrante ed
insostituibile
di “The serpentine has risen”. E poi, non può mancare la chicca:
in mezzo a questo cocktail di esotico esoterismo texano prende forma la
sensualissima e sconvolgente cover di quella ballata rock psichedelica
intitolata “Devil woman”, il tutto sapientemente orchestrato tra assoli
elettro-orgasmici e testi da sottile brivido notturno: “Sheila offered
the Elixir Vitae to me… I found thyself on the floor”. Semplicemente
fantastica.
Difficile dare un giudizio
categorico, piuttosto l’invito è quello di provare un assaggio
di
questo album e scoprire se un simile mix di suoni ed idee è in
grado
di soddisfare il vostro appetito sonoro. Da parte mia la cosa ha
funzionato,
e “Devil woman” non mi fa più dormire la notte. (M.Rot)