Seküencias
de Culto
Folk & industrial
culture magazine (SDC)
Contatto: www.arrakis.es/~sdczine/
Conoscete (o almeno pensate
di conoscere) lo spagnolo? Avete sempre sognato di leggere quanto di buono
ha da offrirvi la stampa iberica in fatto di cronache apocalitticoindustrialose?
Oppure semplicemente siete curiosi di vedere cosa sono in grado di combinare
un piccolo gruppo di amici legati dalla passione per i nostri medesimi
scenari sonori? Bene, Seküencias de Culto è il nome che dovete
tenere bene in evidenza se avete l’intenzione di avvicinarvi a quanto ha
da offrirvi la scena spagnola in fatto di noise, folk nero e frange di
elettronica deviata. Un lavoro di quelli seri, dove il gusto di affrontare
gli argomenti di petto porta alla luce una rivista di cento pagine dense
come la pece dove tra centinaia di recensioni, decine di report ed interviste
a raffica ci si chiede cosa facciano questi nella vita se non ascoltare
dischi a manetta ed intraprendere viaggi a ripetizione su e giù
per il vecchio continente. Volete un po’ di nomi? Sfogliando gli ultimi
due numeri usciti troviamo interviste a: Orplid, Forseti, Downfall, Nothus
Filius Mortis, Ordo (Rosarius) Equilibrio, Calva y Nada, Orchis, report
su Arcana Europa, Deadly Actions, Lipsia, Cold Meat ad Atene, Death in
June, Blood Axis, Sol Invictus, e poi il pezzo forte: le recensioni. Sì,
perché qui non ci troviamo davanti alle solite due grigie righe
messe in piedi così, tanto per riempire la testata, Seküencias
de Culto prende e fagocita tutto quello che esce fuori dalle presse (vinili,
cd, cassette, carta stampata, ecc.) per poi cavarne fuori degli articoli
formato extra-large che non si risparmiano di fronte a niente e nessuno:
che si parli dell’anonimo 7” stampato per gli amici dell’osteria fino ad
arrivare alle grosse produzioni stile Death in June (in termini di vendite)
tutti ricevono lo stesso livello di approfondimento accompagnato da un’impeccabile
cura, chiarezza e competenza. Prossimamente Seküencias de Culto dedicherà
un dossier proprio sui Death in June, mentre a partire dal prossimo numero
la rivista verrà stampata esclusivamente in lingua inglese (occhio
a quest’ultimo numero in spagnolo quindi, peraltro limitato a 600 copie
numerate).
Se vogliamo proprio trovare
il classico neo, bene, potrei dire che le foto dei report sono un po’ piccine
e la cosa, lo ammetto, mi dispiace, soprattutto viste certe chicche come
le istantanee dedicate ai Genocide Organ, ma poi si scopre che possiamo
scaricarle in versione maxi (assieme a molte altre) direttamente dall’ottimo
sito di SDC, senza dimenticarci del loro programma radio, insomma; questi
ragazzi stanno facendo un lavoro encomiabile, ricchissimo di materiale
a 360° che appagherà ogni buongustaio underground che si rispetti.
Che volete che vi dica ancora? Muy recomendado! (M.Rot)
Simulacrum
“Anti matter society”
Cd (Amplexus)
Contatto: www.amplexus.it
Un’elegante confezione cartonata
dalle morbide tinte pastello che racchiude al suo interno un set di cartoline
che riprendono lo stile di copertina è il biglietto da visita con
cui si presenta questo gruppo slovacco agli occhi curiosi dell’ignaro ascoltatore.
L’immaginario sacro che circonda come un’aura nebulosa “Anti matter society”
riesce a riflettere bene il bisogno di varcare i confini del corpo e della
materia alla ricerca di nuove frontiere dello spirito.
Sonorità di stampo
sacro ed atmosfere vicine a certi umori da canti gregoriani scivolano entro
soluzioni d’ambient rituale e silenziosa elettronica minimale lungo lavori
come “Within U.”, “Out there coitus” o l’emozionante “Sense-waves”. Mentre
gli ultimi due brani che vanno a chiudere l’album spostano le coordinate
di questo disco verso cadenze di elettronica più marcata e (soprattutto
in “Voice of A.M.S.”) bizzarre intrusioni di dosato rumorismo & affini.
555 copie numerate per un
lavoro che è anche un manifesto di intenti tra l’ascoltatore e la
musica stessa: “Simulacrum is the musical being of one man and all space.
The idea of this being is: no social corrosion! The real limits don’t exist!”
(M.Rot)
Spiritual
Front
“Nihilist cocktails for
calypso inferno”
Cd (Oktagon/Misty Circles)
Contatto: spiritualfront@yahoo.com
Siete pronti ad assaggiare
l’oblio di un superalcolico compresso nei pochi centimetri quadrati di
un cd? Venti tracce di amaro delirio per un parto sonoro che si è
trascinato in una lunga gestazione i cui primi battiti risalgono a quasi
tre anni addietro (se pensiamo che all’uscita ufficiale di “Songs for the
will” una buona fetta di “Nihilist cocktails for calypso inferno” era già
bella e pronta a fare scandalo…). Umori nichilisti, cupi monologhi per
abusi alcolici, follie circensi e sferzate sonore da night-club, il tutto
accompagnato da robuste basi di neo-folk piuttosto atipico e per certi
versi disarmante. Le incursioni di Spiritual Front su compilation stile
Oktagon, Thaglasz o la ben rinomata “Lichttaufe” avranno dato ai più
un’immagine del Fronte molto più accondiscendente all’ordinario
panorama neo-folk di quanto non faccia questa sua prima prova ad ampio
respiro intitolata emblematicamente “Nihilist cocktails for calypso inferno”.
E non poteva esserci nome più azzeccato per cercare, in qualche
maniera, di legare idealmente i nevrotici sbalzi che ci accompagnano lungo
questo concentrato di umana passione (rassegnazione?) e dolce veleno. I
fumi dell’alcol picchiano sulla testa mentre l’incessante melodico tic
toc dello Spiritual Front sbatte epiche chitarre da tragedia “spaghetti
western” nostrana e magma industriale a parziale copertura di monologhi
stile “in vino veritas”… Ma possiamo davvero gioire di fronte a tutta questa
apocalisse casalinga fatta di amori mercenari e rovinose cadute a collo
di bottiglia? Cosa diavolo c’entra tutto questo con certi consueti (rassicuranti?)
scenari da noi costantemente seguiti e ben foraggiati a colpi di mazzette
da trenta carte o più? Dov’è la “tradizione”? Sarà
forse tradizione che i tempi cambino, oppure, molto più semplicemente,
è tempo di sperimentare nuovi confini, scorci d’orizzonte maldestramente
accantonati. Lasciati in disparte. Con “Nihilist cocktails for calypso
inferno” Spiritual Front si è affrancato da un bel po’ di pattume
e adesso se la ride tra una posa alla “De Niro” e l’ultimo bicchiere in
qualche locale notturno della Capitale.
Se davvero “Bacco, tabacco
e Venere riducono l’uomo in cenere” beh, non dimentichiamoci l’ideale colonna
sonora per accompagnare le nostre consumate esistenze. Spiritual Front
vi aspetta, e voi cosa state aspettando? Da provare. (M.Rot)
Spiritual
Front
“Twin a tin tin towers”
Cd (Runes & Men /
Misty Circles)
Contatto: www.spiritualfront.com
Eccolo qua il jingle di
nichilismo concentrato in puro formato Spiritual Front. Una gustosa miscela
di delirio dal sapore casalingo e dai risvolti non proprio accomodanti.
Il virus che non lascia scampo prende qui la forma di un elegante compact
limitato a 111 esemplari numerati accompagnato per l’occasione da un ideale
paravento di viva tragedia e nero marketing. Il tutto si snoda lungo l’ambiguo
sottofondo di tre brani inediti dalla fattura piuttosto alternativa se
messi a confronto con quanto già ascoltato nei due album che ci
hanno arricchito le giornate negli ultimi anni. Un lavoro atipico, magari
frivolo, magari anche ruffiano eppure, in qualche modo, necessario. Un
piccolo bonus che nel suo complesso viene debitamente appesantito da quell’inseparabile
senso di desolazione e retrogusto amaro tipico del repertorio di Spiritual
Front. Una sorta di zucchero a velo steso con fare disincantato su grezza
pasta fatta musica per narrarci buone novelle di miseria umana.
Se avete amato quanto sfornato
precedentemente da Simone allora questo “Twin a tin tin towers” potrà
darvi una proverbiale sensazione di “ciliegina sulla torta”, se invece
lo avete sempre evitato come la peste questo disco non sarà altro
se non l’ennesimo compact buono per essere utilizzato come sottobicchiere.
Se, in ultima ipotesi, siete invece dei semplici curiosi, beh, posso dire
che con molta probabilità il gioco può valere la candela.
Ammesso che lo troviate ancora. (M. Rot)
Sturmpercht
“Stürm ins leben
wild hinein!”
Lp (Steinklang Industries)
Contatto: percht@steinklang-records.at
Un bel box in legno massello
con annesso inserto cartaceo custodisce un vinile stampato in 375 esemplari
numerati il cui contenuto ben si accompagna rispetto alle suggestive origini
del progetto.
Non a caso il quartier generale
degli Sturmpercht fa capo alla città di Salisburgo e non a caso
questo “Stürm ins leben wild hinein!” presenta un’evidente matrice
di stampo popolare.
Tra i solchi di questo nero
vinile scorrono visioni sanguigne di lotte e grandi bevute, di feste, battaglie
e nuovi inni alla gioia. La riscoperta della ballata tradizionale opera
i suoi vorticosi girotondi tra nebulosi intermezzi d’ambiente, avvincenti
stornelli di folklore alpino, suggestivi sprazzi corali e goliardiche incursioni
nella vecchia cara scena apocalittica.
Domanda: quale sarebbe la
prima cosa che fareste la sera in cui vi giunge la notizia della nascita
della vostra prima figlia dopo aver diligentemente consumato qualsiasi
tipo di bevanda alcolica presente in casa? Orsù, la risposta può
giungervi sicuramente tanto bella quanto pronta dalla versione crucco-strampalata
di “Little back angel” dei cari Death in June qui rivista e corretta secondo
i canoni della più classica (quanto atipica?) bonus track presente
su di un disco.
Se il solido box si porta
dietro tutta una scia di aromi inconfondibili, altrettanto inconfondibile
è l’aria di montagna e fresche foreste d’alta quota che questo album
riesce ad evocare, forte di un’indole ruvida e vivace, frutto dell’equilibrio
di chi ha saputo miscelare con la giusta sensibilità gli umori di
una sagra di paese con la misantropia di un bunker di registrazione. Da
provare, a casa oppure dal vivo. (M.Rot)