Teatro
Satanico
“s/t”
12” (Ars Benevola Mater)
Contatto: www.amplexus.it
A mio avviso una delle poche
vere grandi uscite targate 2003 e.v.. Se escludiamo qualche isolata (e
comunque non proprio recente) partecipazione a compilation, come ad esempio
l’incursione sonora con il brano “Dead man’s cock against my tongue” per
la defunta Oktagon, oppure certe ristampe di materiale storico con metodi
(cd-r) e tirature (50 copie) per amatori del genere in puro stile underground
profondo, possiamo ben comprendere il grado di aspettativa ed interesse
che molti estimatori del Teatro Satanico (Charles Manson) stessero covando
verso questo nuovo parto su vinile rosso sangue forte di ben undici brani
inediti evocati per mano di Alberto Maria Kundalini e Devils G..
A livello di soluzione estetica
il disco ci regala la gustosa sensazione di scartare una caramella industrial
di quelle prodotte quasi vent’anni addietro: grafica spartana, essenziale,
stampata su materiali pregiati tinti di rosso. Si evocano umori ed inquietudini
che altro non sono se non la prole feroce di una scena es(s)oterica/apocalittica
che credevamo esauritasi da ormai una buona decade. Credevamo, appunto,
perché questo disco, oltre al magico pregio di farci amare (ancora
ed ancora) il gusto di un vinile che scorre all’infinito sul nostro polveroso
piatto, ci regala soprattutto l’emozione di un lavoro in grado di catapultarci
alle origini di un percorso musicale fatto di rituali rumoristi saldamente
vincolati all’umano sentire di persone che hanno scelto di essere cercatori.
Sì, cercatori: nuovi neri alchimisti di un percorso iniziatico atto
a distillare le ombre del mondo al fine di rinchiuderle in ossessivi solchi
circolari chiamati “Satana”, “Freda”, “Roma”, “Preghiera”, “La verità”,
“El prete”…
La ricchezza di un disco
tanto atteso si impreziosisce ulteriormente dalla presenza di una serie
di interventi in lingua veneta che collocano la nera matrice del Teatro
Satanico entro un dovuto spazio identitario che saprà emozionare
e coinvolgere anche gli estimatori del credo militante di Alberto Maria
Kundalini. Tutto questo, e molto, molto di più.
Trecento copie numerate,
di cui cento già andate sold-out ancora prima di andare in stampa
visto il 7” sorpresa in allegato (uno split Teatro Satanico/Novy Svet)
anche se personalmente, a discapito dell’appetitoso bonus a 45 giri, preferisco
rimarcare il valore dell’album vero e proprio. Un disco da avere ed ascoltare,
ripeto: da avere ed ascoltare.
Lasciate che la puntina
faccia il suo dovere e questi solchi saranno nuova legge.
“Dopo qualche giorno
gli Dei lo videro con Platone, tra le Rovine, mentre seppelliva Ulisse…”
(“Freda”).
(M.Rot)
Tyr
“Myth - Culture - Tradition”
Libro (Ultra)
Contatto: Ultra, P.O.
box 11736, Atlanta, GA 30355 USA
Il primo parto editoriale
che vede coinvolti Joshua Buckley, Collin Cleary e Michael Moynihan sembra
proprio aver colpito nel segno. Tyr viene presentata come rivista di stampo
radical-tradizionalista il cui intento sta nel diffondere una visione del
mondo che sembra avere ben poco da spartire con il modello di vita imperante,
condizionato da abusi di marcato materialismo e dal primato della “quantità
contro la qualità”. Una pubblicazione annuale il cui fine è
la celebrazione e diffusione dei miti tradizionali, della cultura e degli
ordinamenti pre-cristiani nel vecchio continente. Sebbene si stia parlando
di una rivista bisogna ammettere che un tomo di quasi 300 pagine con un
taglio estetico non dissimile da un “Apocalypse culture” oppure lo stesso
“Lords of chaos” rende faticosa una sua frettolosa catalogazione quale
semplice lettura da edicola.
Al suo interno sono ricchi
e numerosi gli articoli di approfondimento che spaziano a ventaglio lungo
il filo conduttore delle origini e dell’identità europea: troviamo
quindi interventi di tutto rilievo, come l’articolo “L’idea della Cultura
Integrale – un modello per una rivolta contro il mondo moderno” di Stephen
Edred Flowers, “Conoscere gli Dei” di Collin Cleary, “Il lato oscuro della
montagna” di Annabel Lee, “Julius Evola: un filosofo per l’era dei Titani”
di Joscelyn Godwin, e così via.
Estremamente ricca di spunti
e riflessioni l’analisi di Collin Cleary sulla serie tv (definita anti-moderna)
de “Il prigioniero” (ricordate l’emblematico “numero 6”?) né mancano
le interviste (una tradotta dal francese di Alain de Benoist a Georges
Dumézil risalente al 1978 ed una contemporanea ad Ian Read del celebre
gruppo Fire & Ice) senza contare le quasi cento pagine di recensioni
che vanno a chiudere il libro/rivista.
Assolutamente degna di nota
l’approfondita recensione (ben quindici pagine) di Collin Cleary del libro
edito dalla Dominion Press “The secret king”, dove attraverso una chiara
esposizione dei suoi contenuti l’autore riesce a dar vita ad una convincente
chiave di lettura degli scritti, di base non proprio lineari, di Karl Maria
Wiligut.
Nel momento in cui sto scrivendo
queste righe è già stata annunciata la preparazione del secondo
volume di Tyr (con supporto audio in allegato) e, visti gli ottimi precedenti,
direi che possiamo definirlo fin da ora un acquisto obbligato per ogni
appassionato delle tematiche trattate. La luce di una nuova candela affronta
le tenebre: un lavoro caldamente consigliato.
(M.Rot)