Waldteufel
“Heimliches Deutschland”
Cd (Ultra!)
Contatto:
http://www.angelfire.com/vt/waldteufel/
Era un lavoro molto
atteso,
senza dubbio. Le numerose partecipazioni a compilation del calibro di
“The
Nitha fields”, “Cavalcare la tigre” o “Lucifer rising” assieme agli
sporadici
7” realizzati con il contagocce hanno alimentato una forte attrazione
nei
confronti di un album d’esordio preparato con una calma (e relativa
cura)
piuttosto lontane dai classici schemi da “gruppo underground”.
Sicuramente
Markus Wolff risulta essere un personaggio difficile da includere entro
certi luoghi comuni (ambienti “alternativi” inclusi…). Valente
musicista
quanto stupefacente evocatore di trame e suggestioni legate al folklore
nordico attraverso i suoi Heidnischwerk, tellurico animatore dei Crash
Worship che travolgono il pubblico a forza di vino e botti assortiti
oppure
ipnotica figura da tenebre silvane in grado di incatenare i presenti
con
il ritmico battito di uno strumento tradizionale… Il suo operato come
Waldteufel,
valentemente accompagnato da una Annabel Lee senza eguali, porta alla
ribalta
un lavoro che da parte mia figura senza mezzi termini tra i dieci
migliori
dischi usciti nel 2001. Esagerazione? No, non direi proprio.
“Heimliches
Deutschland” regala ai suoi gentili ascoltatori un lavoro di folklore
in
musica di grana finissima e chiara lucentezza lungo tutte le sue
sfaccettature.
Per chi segue questo gruppo fin dai suoi esordi “Heimliches
Deutschland”
non sarà che l’ennesima riprova che il tempo e i soldi spesi a
favore
di Markus Wolff non sono stati un investimento a vuoto, tutt’altro:
date
un calcio alle grigie chimere alimentate da certi gruppi dell’ultima
ora
e lasciatevi abbracciare da un disco che saprà appagare i sensi
e l’anima attraverso suggestivi inni alle terre del lupo.
La lucida malinconia di
“Lichtkreuzweihe” o “Von Saat und Ernte” saranno solo il preludio a
gioielli
come “Irminsul” o la “Wotans wilde jagd” di Theodor Körner qui
portata
a nuova luce dalla magia di Waldteufel.
Non piacerà (forse)
la sperimentazione di brani come “Am Wodansmal”, o c’è chi
troverà
più potente ed intrigante la prima versione de “L’ora del lupo”,
ma sono tutti elementi che assumono la dimensione di un dettaglio se
presi
rispetto all’insieme di tutto l’album (e non dimentichiamoci inoltre la
perfetta soggettività del giudizio qui espresso). C’era una
volta
la cosiddetta “famiglia World Serpent”, con dischi che nascevano da una
bizzarra, eppure perfetta, alchimia tra figure come Wakeford, Tibet,
Pearce,
Cashmore, McDowall… ora che l’ingranaggio sembra essersi inceppato,
definitivamente,
forse l’unica vera “famiglia” rimasta in piedi ed in grado di vantare
solide
radici potrebbe provenire proprio da quelle terre che i vichinghi
avvistarono
giusto qualche secolo prima del buon Colombo. L’ultimo rifugio dalla
follia
di un fosco presente.
“…And I contain all of the
past within me, I contemplate the present moment, New Ages I form and
create.
The Wolves are coming, the wolves are coming!”
Consigliato. (M.Rot)
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Witch-Hunt
(Blood Axis & In Gowan Ring)
“The rites of Samhain”
“Triologia de
Endovellico”
Cd-r/Booklet
Eccoci al cospetto di un
vero e proprio frammento di leggenda: un particolarissimo cd-r prodotto
da Michael Moynihan & soci in occasione del festival portoghese che
l’autunno scorso li ha visto protagonisti assieme a In Gowan Ring, Fire
& Ice (il trio ribattezzato con il nome “The ring of fire and
blood”)
e Les Joyaux de la Princesse. Stiamo parlando di un compact limitato a
soli 100 esemplari numerati all’interno del quale trova spazio la
registrazione
di un live di Witch-Hunt (Blood Axis & In Gowan Ring) incentrato su
ballate tradizionali legate al folklore delle isole britanniche e delle
terre scandinave.
Un live ruvido, registrato
il giorno di Samhain del 1999 mentre le prime luci del mattino andavano
ad illuminare le profondità dei boschi in cui si è svolto
il cerimoniale di questa antica giornata di festa. Atmosfere cariche di
una sacralità che attinge a piene mani dal senso di
soprannaturale
coltivato nei tempi passati e dall’idea di festa alimentata dal
folklore
popolare del nord Europa. Musica per evocare un’idea di meraviglia e
magia
inscindibili dall’eredità pagana che ha generato molte delle
nostre
tradizioni. Un documento eccezionale reso ancora più ambito
dalla
presenza di ben tre brani bonus registrati in studio che ci regalano
“The
rolling of the stones” di In Gowan Ring (rintracciabile sulla
compilation
“The Pact of the Gods”), “The march of Brian Boru” (così come ci
era stata presentata dal Blood Axis sulla raccolta di Achtung Baby!) e,
colpo di grazia, una stupenda ballata inedita del Blood Axis che molto
probabilmente diverrà parte integrante del repertorio di
“Ultimacy”.
“Follow me up to Carlow” è quanto di meglio ci si potesse
aspettare
da Moynihan; una canzone in grado di farvi bollire il sangue vista la
sua
monumentale bellezza.
Aggiungiamo la perfetta
presentazione estetica del disco, con tanto di inserto speciale
realizzato
da Robert N. Taylor (“Architecture of a maple leaf”: con inserita una
foglia
d’acero protetta da carta velina) e potrete ben capire il valore
assoluto
di un simile feticcio.
Assieme a questo documento
sonoro, sempre in occasione dello stesso festival, è stato
prodotto
e distribuito un interessante libretto intitolato “Triologia de
Endovellico”
all’interno del quale troviamo numerosi contributi relativamente alla
regione
lusitana in epoca pre-cristiana assieme ad una raccolta di articoli
(tutti
bilingue) per mano degli stessi membri dei rispettivi gruppi (Michael
Moynihan,
Annabel Lee, Ian Read, Erik Konofal…) che vanno ad affrontare tutta una
serie di argomenti legati alla loro presenza in questo festival. Ci
viene
quindi presentato “The ring of fire and blood”, si parla della funzione
della musica intesa come linguaggio magico, la via delle rune secondo
Ian
Read e la leggenda dell’assenzio assieme a molto altro ancora. Che dire
di più? Semplicemente, un piccolo grande capolavoro. Da restare
senza fiato. (M.Rot)
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