Autunno. Quella
mattina il cielo era plumbeo e l'aria greve sembrava opprimere gli
animi
delle persone sui viali. Il Giovane camminava di buona lena per la
facile
salita che conduceva alla piazza, posta sulla sommità del paese.
Gli sembrava quasi una scalata verso un monte sacro, ma, giunto sulla
cima,
Egli non sarebbe stato ripudiato, questa volta, ma accolto come un
figlio
prediletto che gli eventi, e soprattutto gli uomini del mondo, avevano
tenuto lontano dalla sua patria natia. Da qualche giorno pensava a
quell'incontro,
eppure, ogni istante, ogni singolo pensiero, gli sembrava slegato da
quelli
vicini. Era come se vivesse per intuizione in un non-tempo, dove la
vita
era sublimata da Cio-Che-È-Eterno. In quei momenti persino il
paesaggio
intorno a Lui sembrava cambiare, la desolazione spariva, il cielo
tornava
terso, dominato da un sole rassicurante e tutto sembrava rifiorire, con
una vigoria difficile da trovare nel tempo in cui Egli viveva. Anche le
goccioline di una pioggia rarefatta che si addensavano sul suo viso
scorrevano
via, senza che se ne accorgesse. Varcato l'arco che faceva da soglia
all'enorme
piazzale non sapeva ancora dove avrebbe incontrato la Ragazza, Colei
con
cui doveva passare qualche ora discorrendo di cose che agli orecchi del
mondo potevano sembrare alquanto futili. Ma, nuovamente guidato,
capì
che si sarebbe dovuto recare all'ombra della statua
dell'Imperatore-A-Cavallo,
la quale sembrava chiudere lo spazio aperto della piazza a chi si
poneva
vicino alla sua protettiva mole. Così fece, e là La
trovò.
La Ragazza non era molto alta, ma la sua statura ben s'intonava con la sua figura, regalandole quella perfezione estetica che pare mostrare i tratti dell'anima. Era vestita di scuro e la sua candida pelle, per contrasto, rivelava la sua purezza interiore, fulgida emanazione di una Forma d'altro mondo. Man mano che il Giovane si avvicinava, con passo sostenuto, a quello che gli pareva un fiore sbocciato in una stagione in cui le foglie perdono il loro colore vitale, i particolari diventavano sempre meglio definiti. Quasi ci fosse una cosmica rispondenza fra il pulsare del suo cuore, il crescere della sua emozione e la definizione di quell'immagine. Giunto alla distanza da cui Egli usava proferire il saluto, per Lui il tempo sembrò fermarsi ancora una volta e il suo sguardo gli parve ammaliato dagli splendidi occhi, colore di quel cielo che regnava nel suo cuore. Lo sguardo si portò, quasi irretito, sulla bionda capigliatura della Ragazza. Dal candido viso, impreziosito da quei due lampi d'Infinito, sgorgava una fonte dorata. Quei capelli erano la proiezione di un fuoco sacro, dalle mutevoli fiamme, a tal punto che, per un istante, gli sembrarono vivi. Dopo il breve saluto la Ragazza lo abbracciò, accarezzando in modo affettuoso le sue spalle, un gesto che sapeva quasi di abbandono, come se fra i due avvenisse lo scambio di doni invisibili e celati nei loro cuori. Un momento dopo Lei si scostò quel poco che basta per potergli donare la vista dei suoi splendidi occhi e per far dono a se stessa dell'altrui viso. Lo accarezzò in un modo che sembrava trasformare l'affetto in comunione interiore e posò lievemente le proprie labbra su quelle del Ragazzo. Per Lui sembrava che tutto si fosse ormai fermato per sempre, quell'attimo era diventato eterno. Ma intervenne qualcosa che, pur non frantumando la sacralità di quel momento, regalò a due miserabili vite il nobile ritmo dell'Eternità.
D'un tratto, proprio mentre la Ragazza discostava le proprie labbra, che avevano appena sfiorato quelle del Giovane, i suoi capelli si animarono. Entrarono dolcemente nel corpo del Giovane inondando le sue orecchie e il suo naso. Era come se sentisse della musica celestiale e se respirasse dell'incenso fatato. In un attimo arrivarono al suo cuore e lo fecero a pezzi. Ma, quasi istintivamente, il Giovane aveva afferrato il pugnale che soleva portare nei suoi stivali, come una difesa della propria interiorità in un mondo tanto ostile. Lo conficcò nella schiena della Ragazza, proprio all'altezza del suo organo vitale. Il precedente abbraccio veniva ora riproposto, ma in una stretta mortale, che arrivava addirittura fino al cuore.
Non ci è dato
sapere
altro. Ora i due corpi giacciono in luoghi molto lontani fra loro, ma,
state pur certi, le anime dei due Giovani si erano avvicinate molto.
Molto
di più dei corpi di tanti amanti del mondo in cui i due vivevano.
Ricevuto
mercoledì
11 ottobre 2000
Dedicato a D.
Special thanx to
Douglas
P.
1 Death In June, "Runes
And Men", da "Brown Book" LP, 1987
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