Se solo ci fosse un'Era
di Gloria
Respirando speranze e
disfatte,
Avrei più chiaro
il senso dell'oggi
"Memorie", da "Luctamina
in rebus"

Avevamo apprezzato molto gli Argine di Napoli al tempo del loro Luctamina in rebus, album con cui seppero davvero sorridere al crepuscolo.
In occasione della pubblicazione
di Le luci di Hessdalen, l'ultima fatica discografica del gruppo
partenopeo, abbiamo rivolto alcune domande a Corrado Videtta …
1. A mio avviso gli Argine hanno raggiunto la "consacrazione" grazie all'album Luctamina in rebus, ma siete attivi da molti anni. Puoi tracciare una breve cronistoria del gruppo?
Gli ARGINE sono nati nel
1992. Avevo la voglia di creare musica, di trovare un microcosmo dove far
confluire i dolori o le gioie, le emozioni che provo. La musica e l’arte
in genere liberano dall’inibizione della parola, o meglio, dal dover parlare
necessariamente. Con l’arte comunichi come vuoi, quando vuoi. Partendo
da sonorità post-punk siamo approdati ad un linguaggio più
acustico che poi ha caratterizzato i nostri primi passi discografici: “Mundana
Humana Instrumentalis” (1997), “Luctamina In Rebus” (2001). In questo frangente
ci sono state anche altre uscite discografiche “Marisa Allasio” (1998),
un singolo in vinile trasparente con la collaborazione di Federico Fiumani,
leader della band fiorentina DIAFRAMMA, padre putativo del rock d’autore;
“Roma” (2000), un live sempre su vinile, che testimonia la nostra prima
data capitolina del 5 Gennaio 1999; “Memorie” (2000) un MCD con alcune
versioni elettroniche tra cui il remix dance realizzato in collaborazione
con Cristiano Santini (DISCIPLINATHA) del brano omonimo. Poi la svolta
verso sonorità più tipicamente post-punk del nuovo album
“Le luci di Hessdalen” (2004) che altro non è che un ritorno alle
nostre origini e al suono che caratterizzava i nostri esordi testimoniati
dai primi demo-tape autoprodotti.
2.
Da poco tempo avete pubblicato il nuovo album Le luci di Hessdalen.
Puoi parlarcene? Quali sono i principali concetti che vi trovano espressione?
Devo premettere che “Le luci
di Hessdalen” a differenza dei nostri primi due album non è un concept.
Vale a dire che i brani che ne fanno parte non sono tutti legati da un
filo logico predominante. Però posso senz’altro affermare che il
principale concetto che abbiamo voluto esprimere con le composizioni dell’album
è la celebrazione del mistero, dell’ignoto, non in una visione oscura
e strettamente legata ai misteri classici, bensì si celebra
la certezza che la nostra vita e la nostra natura strettamente legata alla
caducità del mondo, nasconda ancora segreti immani. In Norvegia
nella valle di Hessdalen si verificano improvvise esplosioni di luce, globi
luminosi nascono dal nulla e rimangono in sospensione nel cielo anche per
ore. Questo è uno dei misteri a cui facevo riferimento prima. Sembra
che l’uomo sia tornato a quando osservava i fenomeni atmosferici dando
ad essi significati mitici e religiosi. La gente che è nata e che
vive lì non sa che pensare. Qualcuno crede si tratti di contatti
con l’al di là, altri di incontri con entità aliene. Anche
i campi della ricerca sono divisi e formano due fronti: c’è chi
cerca la spiegazione naturale, scientifica e c’è chi spera in quella
soprannaturale. Uno scenario magico che mi ha ispirato moltissimo. E’ bello
riscontrare come, oggi che tutto sembra scontato, l’uomo sia ancora all’inizio
del suo percorso di conoscenza.
3. Ho notato, in occasione del vostro nuovo lavoro, un cambio stilistico. Le composizioni di Le luci di Hessdalen sembrano molto più energiche rispetto a quelle di Luctamina in rebus.
Effettivamente, come dicevo
prima, siamo tornati alle nostre origini post-punk. Molti non sanno che
i primi anni della nostra attività ci siamo fatti le ossa suonando
cover di gruppi come JOY DIVISION, DIAFRAMMA e CCCP. I primi dischi ufficiali
“Mundana Humana Instrumentalis” e “Luctamina in rebus” sono piuttosto acustici
e questa caratteristica era il frutto di un’evoluzione maturata con il
tempo. Con il nuovo “Le luci di Hessdalen” abbiamo riscoperto il piacere
di suonare con la batteria completa in ogni sua componente, il basso pulsante
ed il violino distorto. Mentre registravamo il disco abbiamo riscontrato
una certa compatibilità con tre brani che componemmo una dozzina
di anni fa. Li abbiamo, così, riarrangiati ed inseriti nella scaletta
dell’album. L’esperimento è riuscito in pieno. Ogni disco degli
ARGINE è diverso dal precedente perché non ci piace rimanere
ancorati a soluzioni stilistiche già esplorate. La nostra onestà
artistica ci impone di cercare sempre nuove soluzioni per rendere sempre
più unico il suono degli ARGINE.
4. Da quanto ho inteso,
considerate l'Arte come un veicolo divino. Ma come vi ponete di fronte
all'arte contemporanea? Sembra che ciò che "fa" arte oggi sia solo
legato a
concetti
caduchi e limitati; manca una forza che animi, che trasporti verso l'alto…
E’ vero. L’arte per me è
il veicolo perfetto che crea il punto d’incontro tra l’essere mortale e
l’eternità, per questo ritengo che sia un veicolo divino. Rispetto
all’arte contemporanea, la tua è un’opinione rispettabilissima,
ma non credo di poterla condividere. Ti faccio riflettere su di un aspetto
che ha caratterizzato l’arte e l’umanità in genere. In molti casi
la grandezza di un artista o la validità di uno stile, la si è
scoperta anni o meglio secoli dopo il periodo di riferimento dell’artista
stesso. Questo perché non sempre si ha la perfetta cognizione della
realtà sociale e politica di un determinato angolo del mondo in
particolari periodi storici mentre li si vive, e che hanno portato alla
creazione di movimenti artistici legati ad essi. Per esempio, uno dei più
grandi musicisti di tutti i tempi, J. S. Bach, ai suoi tempi era considerato
un innovatore eccentrico tanto che si dice che il Margravio del Brandeburgo
non sia rimasto del tutto entusiasta per i 6 concerti a lui dedicati in
quanto riteneva quella musica troppo d’avanguardia, poco adatta per i suoi
ricevimenti. L’arte contemporanea, quella del ‘900 è immensamente
ricca di correnti innovative e rivoluzionarie e segna la consacrazione
di nuove forme d’arte come il cinema o la fotografia. Se invece ti riferisci
ai nostri giorni, credo che al di là della non arte prodotta dai
mass media soprattutto riguardo la TV, ci siano tantissimi artisti che
rimarranno nella storia per le opere prodotte. Per esempio, nel campo delle
istallazioni, l’arte minimalista dell’americano Dan Flavin ritengo sia
un fulgido esempio di arte dei nostri giorni; egli con dei semplicissimi
tubi fluorescenti come quelli che illuminano le aule delle scuole o degli
uffici pubblici e che si trovano in qualunque rivendita di materiale elettrico
a poco prezzo, creava complesse istallazioni impegnandosi in uno studio
sistematico dell’arte della luce compiendo una vera e propria ricerca di
tipo mistico-spirituale; le sue opere sono sempre materialmente avvolte
da aloni luminosi che danno una sensazione di aurea sacralità. Ritengo
che creare arte così pura utilizzando oggetti di tutti i giorni
come le lampade fluorescenti e trasformarli in un mezzo per arrivare ad
un punto così alto di spiritualità, sia da considerarsi uno
slancio notevole verso l’alto.
5. Che cosa rappresenta per voi la Natura? Mi pare che la consideriate come un'entità che abbia, fra l'altro, un ruolo di custodia del Sacro. È al contempo interessante e bella questa immagine, inoltre trovo che calzi a pennello con la vostra musica…
La tua immagine della custodia
del Sacro è molto azzeccata e rispetta in qualche modo il nostro
modo di inquadrare filosoficamente la natura. L’uomo si è interrogato
da sempre sul concetto di Natura, prima ancora di interrogarsi sull’esistenza
di Dio. Esistono molteplici ipotesi filosofiche a riguardo dall’antichità
ad oggi, applicate a diversi campi di discussione: la natura in senso scientifico,
teologico, politico, ed è difficile dirti quale corrente rispecchi
perfettamente il nostro pensiero. Di fatto mi sento di dire che non condivido
quel principio che evidenzia la trascendenza dell’essere umano (sebbene
dotato d’intelletto) dal resto delle componenti della natura. Al contrario
ritengo che l’uomo sia parte integrante di questo eterno divenire e che
segua i cicli naturali dell’evoluzione di cui rappresenta la punta di diamante.
Condivido in parte la teoria di Schelling: la natura come commistione tra
scacro e scientifico (natura come “spirito visibile” e “intelligenza immatura”).
6. Il vostro imaginario si rifà spesso al mondo classico. Che cosa rappresentano per voi la Classicità, il Passato? Sono vivi oggi? È possibile tradurli, renderli vivi e operanti?
La classicità rappresenta
parte della nostra memoria culturale. Viviamo in un epoca in cui gli insegnamenti
del mondo classico sono assolutamente attuali, ma secondo me, non sono
gli unici valori culturali a cui ci si possa o debba riferire oggi. Gli
echi del Mondo Classico sono ancora ben udibili nella cultura occidentale
il che è sicuramente un bene soprattutto nelle arti, nella ricerca
della perfezione. Noi però ci siamo spesso riferiti al passato per
dare la senzazione del tempo che corre. Il concetto del tempo che trasforma
tutto e tutti è un tema molto ricorrente nei brani degli ARGINE.
Ma non si deve confondere questo nostro riferirci al passato con una presa
di posizione ideologica o politica. Il classicismo come sistema di valori
legato in qualche modo alle esigenze politiche o usato come spartiacque
tra i vari strati sociali non interessa la poetica degli ARGINE. Il nostro
approccio alla musica e alle parole che componiamo è spesso più
istintivo e riferito alla vita e alla società dei nostri giorni
di quanto si possa immaginare.
7. Secondo voi, che cos'è la Purezza? Esistono ancora cose sacre per le quali valga la pena vivere (e morire)?
La purezza può essere
riferita a tante cose, i concetti universali non sono soggettivi. Nel mio
caso posso dirti che la purezza è la fermezza d’intenti senza compromissioni.
Se per cose sacre ti riferisci ai valori, oggi l’Occidente vive un’epoca
di stallo in cui i valori che hanno caratterizzato la società fino
a poche decine di anni fa sono andati in frantumi a partire dalla diversità
di idee che ha caratterizzato gli anni trenta e quaranta e dall’impeto
democratico della fine della seconda guerra mondiale, fino ad arrivare
alle lotte giovanili del ’68: periodi nei quali si viveva e si moriva per
degli ideali. Oggi viviamo un’epoca di finto benessere, dove abbiamo assistito
ad una progressiva confusione di ruoli dove il fine unico degli sforzi
della società è il consumismo, il dio denaro. Sono via via
scomparsi i ruoli specifici nella società: non esistono più
i politici veri, quelli che studiavano una vita per occupare una poltrona
in Parlamento, quando esisteva veramente la politica come materia di studio.
Se oggi gli imprenditori trasformano la concorrenza politica fondata sulla
diversità di idee (base della democrazia) in una concorrenza sostanzialmente
di marketing, ecco spiegato il progressivo disinteresse soprattutto dei
giovani a ciò che sono gli ideali di tipo politico. Per il resto
per quello che mi riguarda, vale la pena di vivere per l’arte, nel mio
caso per la musica e posso definire la mia scelta pura perché non
c’è differenza tra l’aver scelto di vivere per l’arte, e il guadagnarmi
da vivere. Vivo della mia arte.
8.
Nell'album Luctamina in rebus sembrate voler indicare come essenza
delle cose il Principio del Divenire, della Guerra. Ma la vostra sembra
essere una naturalizzazione del Polemos. Mi pare di scorgere nel
vostro pensiero la stessa posizione del filosofo O. Spengler: l'estrema
attenzione per ciò che riguarda la dinamicità delle cose
vela la regia trascendenza a favore di una bassa immanenza. E così?
Quali sono le vostre considerazioni in merito?
Effettivamente, in “Luctamina
In Rebus” (concept album sul tema del conflitto), viene posto in risalto
l’eterno divenire delle cose attraverso tre passaggi: conflitto, distruzione,
rinascita. L’album affronta, seppur velatamente, il concetto di conflitto
nelle sue varie forme: l’uomo contro la natura che lo circonda, l’uomo
contro la sua stessa natura. Il divenire delle cose è una conseguenza
del ciclo vitale dell’universo. Come ho detto per me l’uomo è parte
integrante della natura ed è assoggettato ad essa, e anche se dotato
di intelligenza e sensibilità, esso rimane pur sempre essere vivente
e mortale. L’uomo è mortale, la roccia è mortale, il sole
è mortale. Questo stato di cose lo chiamerei consapevolezza non
bassa immanenza. Quello che noi chiamiamo conflitto, è strettamente
collegato al divenire imposto dal ciclo della natura che distrugge per
rigenerare e rigenerarsi, però, in questo processo d’evoluzione
si intromette l’uomo che con la sua intelligenza ed il suo progresso tenta,
consapevolmente o meno, di fermare, invertire, modificare il ciclo naturale
delle cose. Questa contraddizione genera ancora conflitti. L’uomo (espressione
della natura evoluta) interviene in modo positivo o negativo sull’evolversi
del mondo. Il progresso, la scienza, ma soprattutto l’arte rappresentano
la vetta più alta del processo evolutivo del mondo e le grandi opere
d’arte dell’uomo immortalano l’anima dell’artista e la proiettano all’infinito
enfatizzandone l’indole spirituale. Sull’ammissione di esistenza di questa
sfera spirituale, si basano tutte le diversità delle civiltà
nelle svariate materie di confronto e scontro quali le religioni, la politica,
la filosofia e l’arte appunto. Mi sento, in parte, di abbracciare la teoria
filosofica dello storico tedesco Wilhelm Dilthey che prevede la distinzione
tra il processo ciclico della Natura (di cui fa parte anche l’uomo con
le sue regole scientifiche) ed un mondo spirituale che richiede procedimenti
propri delle scienze dello spirito le cui teorie vengono elaborate attraverso
la distinzione di tre ambiti psichici interagenti tra loro: pensiero, volontà,
sentimento. La musica degli ARGINE nella maggior parte dei casi tende a
soffermarsi proprio su ciò che è puramente psichico scartando
a priori ambiti puramente politici e sociali.
9. Tempus fugit… Il tempo che viviamo ci rende contraddetti e perplessi, e spesso ci lascia un sapore amaro in bocca. «Come tutti sanno, il sapore della gloria è amaro», diceva Mishima. Ma non è facile stringere i denti e accettare la propria condizione. Inoltre il tempo corre via ed è difficile impossessarsene, vivere l'istante avendo coscienza di una direzione, di un cammino…
L’ultimo brano de “Le luci
di Hessdalen” “Punti invisibili”, si sofferma sul concetto del tempo. L’uomo
occidentale vive il tempo in modo più conflittuale dell’uomo orientale.
La nostra civiltà è abituata a fare i conti con il tempo
in ogni momento del giorno. Il tempo nell’ottica dell’uomo occidentale
sembra essere un’invenzione matematica. Chi è al potere si serve
del tempo per fissare scadenze in ambito economico o politico. L’occidente
con il passare degli anni nutre sempre con maggiore forza il culto dell’uomo
invincibile, che non invecchia mai, che resiste come le macchine, i robot
(con cui instaura un rapporto di sempre maggiore simbiosi), ricorrendo
a rimedi estetici con l’uso di cosmetici o di tecniche chirurgiche avanzate.
Ma la verità è che il tempo distrugge l’uomo e le macchine.
L’uomo orientale nel passare dei secoli ha acquisito una coscienza spirituale
tale da azzerare quasi del tutto la cognizione del tempo. Un qualunque
sacerdote tibetano che vive tutta la vita sulla cima di un monte dedicandosi
alla meditazione e nutrendo il culto dello spirito non teme il passare
del tempo e non teme la morte. L’uomo occidentale dedicandosi a ciò
che è materiale teme il tempo perché esso distrugge la materia,
l’uomo orientale non teme il tempo perché il passare del quale favorisce
l’accrescimento di una coscienza basata sullo spirito e quindi non soggetta
ad alcun processo degenerativo.
10. Se non sbaglio in passato siete stati anche voi investiti dalle ottuse polemiche che da qualche anno si sono rovesciate sulla così detta "scena neo-folk". Come avete reagito?
Qualcuno ci accusò
di fare propaganda di destra, fraintendendo il significato del brano “Memorie”,
ma ritengo che analizzando ragionevolmente la nostra produzione non si
possa giungere a questa assurda conclusione. Ho avuto modo di spiegare
per filo e per segno le dinamiche di quel malinteso. Il nostro sito web,
nella sezione interviste, è pieno di risposte riguardanti quest’argomento
e chi è interessato può andare a leggere trovando così
il materiale per soddisfare la propria curiosità. Di base c’è
che il progetto musicale ARGINE non incarna alcuna ideologia politica,
basandosi su presupposti puramente psichici intraprendendo una continua
e faticosa ricerca dell’io all’interno dell’anima di chi ne fa parte, riuscendo
ad incarnare così quei sentimenti intimi e propri delle persone
sensibili che trovano con la nostra musica un momento di comunicazione
con gli altri ed un momento di comunione con sé stessi.
11. Quali sono i vostri gusti musicali e quali considerate essere le radici della vostra opera?
Io ascolto di tutto, dal
punk alla musica classica. Amo il mio lavoro e sono una persona che non
lascia nulla di inesplorato, inoltre gli studi di Conservatorio mi hanno
aiutato a capire che un violino o una tromba possono essere, a volte, più
attuali di una chitarra elettrica. Ho quindi maturato la certezza che non
è un genere, un ambito musicale o la classe di strumenti che si
va ad utilizzare a determinare la buona qualità della sostanza artistica
prodotta, ma è quello spunto creativo insito nell’anima di chi compone.
Alla base della nostra opera vi è la voglia di esprimerci e di trasformare
in un qualcosa di fisico (le onde sonore) le sensazioni che proviamo e
che risiedono nei meandri della nostra psiche.
12. Progetti futuri?
Per il momento vogliamo suonare
il più possibile dal vivo, perché l’esibizione live rappresenta
il momento topico per un musicista. Stiamo già gettando le basi
per il prossimo lavoro in studio, ma adesso è prematuro parlarne.
13. L'intervista si conclude qui. Grazie per la pazienza nell'aver risposto alle mie domande. Volete aggiungere altro?
Grazie a te per lo spazio
e il tempo che ci hai dedicato. Mi ha fatto piacere parlare con te della
nostra musica. Va però anche detto che l’arte degli ARGINE nasce
anche da spunti del tutto istintivi e difficilmente associabili a contesti
precisi di applicazione concettuale. Alla fine dobbiamo anche considerare
che parliamo pur sempre di musica rock e come diceva un noto cantautore
napoletano: “…sono solo canzonette”.
Grazie, ciao.
