Forse abbiamo guadagnato
il merito, grazie a questo colloquio con Francesca Nicoli, grazie sopra
tutto alla sua disponibilità e alle sue sentite risposte, di aver
donato a persone riservate uno spazio entro il quale svelarsi, entro cui
mostrare, quasi con innocente delicatezza, la propria celata intimità.
Parole che risuonano
antiche e piene di fascino, ma anche intrise di una vaga tristezza. Sembra
di ascoltare il suono di una pietra che, percossa, canta, racconta, sussurra.
E ammonisce.
1. Si dice che l'Origine sia il punto della Perfezione Iniziale… Qual è stato il vostro incipit? Quali le motivazioni che vi hanno spinto a intraprendere quest'avventura artistica?
Il nostro incipit è
stato assai lungi dalla perfezione, ma sicuramente utile a livello terapeutico...
Razionalmente potrei dirti che abbiamo cominciato questa avventura artistica
perché avevamo assoluto bisogno di esprimerci nonostante una profonda
e connaturata timidezza e tendenza di quasi tutti noi a vivere una vita
isolata e solitaria. Un'immaginazione molto viva, una serie di sofferenze
infantili, la passione per la musica in un mondo per noi autistico, una
rabbia crescente che doveva trovare uno sbocco, una grande voglia di inventare
nuove forme, esprimere sensazioni subliminali e viscerali sono 'il corpo',
'l'involucro' con cui possiamo rivestire questa scelta. Poi, andando un
po' più in profondità, scavando la crosta friabile delle
nostre debolezze e sofferenze, troviamo la vocazione, una voce che ci ha
chiamato per mostrarci una strada da seguire e che ci ha fatto ritrovare,
grazie alla musica, la parte coraggiosa, pura e vitale della nostra essenza.
Abbiamo risposto a questa vocazione che ci ha aiutato a indirizzare la
nostra esuberanza creativa per poi spingerci a metterci gli strumenti in
spalla e a partire, come chierici vaganti o trovatori dei nostri tempi.
2.
Sembrate molto attratti dal periodo medievale. Cosa vi interessa in particolare
di questa grande e variegata epoca storica? Qual è la vostra percezione
del Medioevo?
3. Secondo una certa Weltanschauung l'epoca medievale rappresenta un'età eroica, un luogo del tempo in cui è stato possibile "richiamare" in questo mondo l'Idea-Norma della Tradizione (anche se, mi permetto di sottolineare, è l'Idea a chiamare gli uomini, non certo il contrario). Vi ritrovate anche voi in questa ri-considerazione "politica" (qui il "politico" si riferisce a una condizione che permette il transito dell'Idea nel Reale e non è com-preso nell'accezione moderna del termine) di tale periodo storico?
Risposta a 2 e 3:
Siamo attratti dalla storia in generale, da ciò che la storia 'istituzionale'
ha celato ma che a volte è trapelato grazie al nobile canto della
pietra. Credo che il medioevo sia stato un periodo di estremo oscurantismo
dal punto di vista religioso, ma al contempo un'epoca di grande (e spesso
celata) rinascita delle arti, del libero pensiero, dello spirito e della
spiritualità. Amiamo profondamente l'arte medievale sia dal punto
di vista architettonico, che iconografico e musicale. Il mondo è
stato coperto da una fitta coltre di fumo ma tante piccole candele si sono
accese ovunque, nonostante i pericoli, le coercizioni, la sofferenza. Non
nascondiamo che siamo profondamente attratti dal senso nobile del concetto
di cavalleria, fratellanza, del mettersi al servizio del fratello per il
bene di tutti, del trovare una forma di comunicazione e arricchimento,
del rispetto e dello scambio profondo tra uomo e donna. Nel medioevo esisteva
anche una forma di libero arbitrio e di rispetto e conoscenza di ciò
che circondava gli uomini e ne permetteva la sussistenza, che ora si è
perduto. C'era ancora vicinanza tra uomo e forze elementali.
4. Cosa rappresenta per voi il culto-recupero del Passato? È possibile rendere vivo e operante ciò che è avvolto nelle spire del Tempo?
Non credo che sia appropriato,
per quello che ci riguarda, parlare di culto del passato e forse neanche
di recupero dello stesso. Siamo portatori di passato, ne siamo l'esplicitazione
e la forma vivente essendo anelli di una catena che ha origine nel passato
ma siamo anche portatori di presente e di conseguenza di futuro e questi
elementi dovrebbero mantenere un costante equilibrio. Il passato dovrebbe
essere la chiave per affrontare e vivere il futuro in modo cosciente e
non superficiale, anche se il passato non può cristallizzare il
futuro, spesso il susseguirsi degli eventi non si muove in linea retta.
Credo sia però possibile mantenere vivi e operanti alcuni insegnamenti
del passato, ciò che di saggio e costruttivo il passato ci ha tramandato,
tentando di svelare ciò che è stato coperto, cantando ciò
che si è voluto occultare e dimenticare.
5. Ma la realtà di oggi è ben altra cosa… Come vivete lo iato temporale che ci separa da quei luoghi dello Spirito? Cosa ne pensate dei giorni in cui (nostro malgrado forse?) siamo costretti a vivere? Vi trovate a vostro agio nell'oggi o soffrite una certa distanza dalla vostra spirituale patria natia?
Non possiamo mentire e dire
bene, siamo a nostro agio, ci sentiamo realizzati o felici. Non è
vero ed è questa la nostra debolezza ed è questo il punto
da cui dobbiamo partire, guidati dalla musica, per migliorare noi stessi.
Non credo che tutto sia casuale e dominato dal chaos: ogni nostro
passaggio su questa terra, in una di queste dimensioni, prevede una nuova
scala da salire, nuove porte da aprire, nuove difficoltà da affrontare,
nuove sconfitte per ricominciare finché non si riesce ad andare
oltre per passare ad altro. Il nostro istinto ci avrebbe senz'altro portato
ad un isolamento quasi claustrale tra le mura di qualche sperduta casa
di campagna, con i sogni e i ricordi legati alle esperienze ancestrali
che pensiamo di avere vissuto, a contatto con la pietra, la natura, il
silenzio. Ma così non è stato, o non solo, molti di noi hanno
fatto studi linguistici (apertura verso l'esterno), hanno cominciato a
viaggiare per il mondo e tutti abbiamo deciso di esporci pubblicmente attraverso
la musica e quindi di modificare, per quanto modestamente, la realtà
che ci circondava entrando, attraverso una spessa pellicola trasparente,
nel mondo stesso. Spesso ci rifugiamo nei luoghi dello spirito, quelli
che restano, quelli che ancora conservano 'il potere salvifico e rigenerante'
del tempo, quelli che annullano gli iati spazio-temporali calandoci in
dimensioni che conoscevamo e amavamo, passiamo del tempo nei chiostri,
nelle cattedrali, nei boschi e nei cimiteri. Ci purifichiamo l'anima e
il corpo. Ma chi non riesce, attraverso ciò che la natura gli dona
e attraverso una evoluzione personale, ad adattarsi ai tempi che vive,
quelli che effettivamente lo circondano, vivrà una vita di sofferenze
e di involuzione. Per questo lottiamo ogni giorno con noi stessi e con
la corsa folle delle cose.
6. (Per Francesca Nicoli:)
Ammetto che questa è una domanda forse personale, ma come tutte
le domande poste da un misero essere umano essa può essere facilmente
elusa -
con mia
lieve delusione, lo ammetto! Ben altre sono le domande che non possiamo
fuggire… Premetto anche di nutrire particolare rispetto per il genere femminile,
un rispetto lontano dalle "conquiste" del femminismo e caratterizzato da
un senso di dubbio per ciò che la donna è oggi (non per sua
causa, ma forse per una inesorabile necessità storica). Ciò
detto, voglio chiederti quali sono le tue riflessioni sulla condizione
femminile nei tempi "oscuri" della Storia. Un posto "marginale" occupavano
le donne, ma estremamente importante. Una funzione quasi di "custodia"
(familiare, istituzionale, a volte culturale e artistica) era il compiuto
destino della natura femminile. Alla "luce" della visione dei moderni,
come valuti la posizione del genere femminile in epoche come quella medievale?
E come vivi tutto ciò essendo figura di spicco in un gruppo come
Ataraxia?
Non ho alcun tipo di reticenza
a rispondere a questa domanda, anzi... Magari non condivido l'uso della
terminologia scelta, come 'genere femminile' (personalmente non credo parlerei
mai in termini di 'genere maschile'). Non mi sento neanche di condividere
il tuo pensiero circa 'le conquiste' del femminismo (non sto parlando del
fanatismo) che al giorno d'oggi, dopo 20-30 anni da quell'epoca è
un termine visto con sospetto anche a causa del suffisso 'ismo' che indica
una sorta di ideologia e di 'superlativo assoluto' in cui è stata
spinta la rivendicazione e la richiesta di riconoscimento di una delle
due metà della popolazione umana dopo due millenni di occultamento,
censura e violenza. E' noto che la storia prevede cicli e ricicli e quando
una situazione è arrivata al limite scoppia una rivoluzione. Sono
d'accordo invece con il termine che usi sul posto occupato negli ultimi
duemila anni di storia dalla donna: "marginale". Ma forse anche questo
è un termine assai blando... Diciamo che la donna e l'uomo, nell'antichità,
creavano un equilibrio che era alla base di una progressione di entrambi
e di conseguenza della società stessa, un equilibrio spirituale
e filosofico, un equilibrio per quel che riguarda l'evoluzione del pensiero.
Dal punto di vista spirituale la donna poi aveva un posto di grande valore
e tutto è stato spazzato via in pochi secoli dalla chiesa cattolica
che passo passo si è appropriata di ognuno dei simboli, delle pratiche
legate alla figura mistica della donna, sporcandola e gettandola nel fango.
Una campagna politica di immense dimensioni per fare prevalere una parte
sull'altra e distruggere un equilibrio indispensabile per una evoluzione
della razza umana. E' stata una sorta di genocidio mentale che probabilmente
non ha potuto essere anche fisico (ma lo è stato per tutti quegli
elementi che uscivano dalle strette regole imposte) per forza maggiore
(la donna procreava e la specie doveva essere preservata). La donna per
numerosi secoli ha avuto prevalentemente una funzione di 'custodia' e di
silenzio, la capacità di esprimersi apertamente le veniva negata,
ogni simbolo sacro a lei riconducibile è stato trasformato in un
simbolo di colpa, e tutto questo, prima o poi, avrebbe portato a profonde
lacerazioni nel tessuto sociale e specialmente nelle menti e negli spiriti
di tutti gli esseri umani. Il medioevo (anche se non parlerei propriamente
di Medioevo poichè fino al 1200, forse 1300, molte pratiche pagane
legate al culto della grande dea e delle divinità femminili venivano
ancora praticati, specialmente nelle campagne, da una grande fetta della
popolazione; dal 1400 e specialmente dal 1500 in poi con l'inquisizione
e la demonizzazione della donna le cose si sono veramente deteriorate,
la chiesa è riuscita temporaneamente nel suo intento) da questo
punto di vista è stato effettivamente un secolo assai oscuro, qualsiasi
forma di libero pensiero è stata perseguita e se poi era femminile...
Siamo tutti coscienti che l'inquisizione ha fatto una strage, ha letteralmente
messo a tacere con la paura e la morte migliaia e migliaia di donne (e
non solo). Solo qualche mistica è arrivata fino a noi, Hildegard
Von Bingen, Giovanna D'arco per vicessitudini diverse... Però sono
nati i trovatori, i cantori dell'idea del femminino sacro, coloro che cantando
diffondevano parole e concetti profondi ben diversi da quelli 'istituzionali'
sulla natura della donna. E sotto la superficie, altri si muovevano...
Come vivo questa cosa ? Come un cantore, un trovatore di quei tempi. La
mia natura non è prevalentemente femminile, ma piuttosto androgina;
non ne faccio una questione sessuale ma spirituale ed interiore, sento
profondamente che nelle vite vissute prima di questa sono stata uomo e
donna e non mi appiglio ad una di queste due realtà negando l'altra
ma, volente o nolente, le ho in me e le vivo entrambe, fuse, come un'unica
realtà. E canto la donna, le Ondine silenti e le dee antiche, le
bambine e le perseguitate; abbiamo rielaborato 'Orlando' di Virginia Woolf
e dedicato canti alla nostra Signora. A volte, non troppo di sovente, la
mia voce infastidisce, in particolare le tonalità gravi o le espressioni
più potenti e viscerali hanno messo a disagio qualcuno. Anche nella
musica, qualche volta, si preferirebbe relegare la donna solo a qualche
forma d'espressione pseudo-angelica, eterea o addirittura incolore. La
donna, come l'uomo, è tante cose diverse e non sempre e non solo
assimilabile ad una rassicurante sedia di paglia vicino al fuoco scoppiettante
di un camino.
7. Venite ascritti spesso all'alveo della cosiddetta musica gotica/dark (purtroppo non mi è congeniale utilizzare queste stupide definizioni, e, si sa, parlar per generi è sempre dannoso…). Come vivete l'esser accomunati a tutto quest'immaginario che sconvolge per cotanta superficialità? Vi sentite partecipi di un qualche effimero movimento? (Ma inutile e vano è qualsiasi movimento distante dal divenire della Storia…). O siete coscienti della vostra specificità? (Anche se mi rendo conto che ineffabile è il situarsi di un'essenza).
Premetto che anche a noi
non piacciono le definizioni, l'idea di ascrivere l'ispirazione e la libertà
artistica in un genere, ma non ci piace giudicare movimenti o immaginari.
C'è del buono e c'è dello stereotipato, c'è della
creatività e c'è della mancanza di elasticità, c'è
del bello e del profondo e c'è del ridicolo e del superficiale.
Questo è successo in ogni tempo per ogni corrente pittorica, letteraria
e musicale che fosse. Siamo coscienti della nostra specificità (senza
giudizi di merito) come siamo coscienti della specificità altrui.
Poi, in tutta sincerità, questa è una questione di cui non
ci siamo mai troppo preoccupati e che non ci ha mai turbato. E' solo una
questione formale. Un vestito di parole.
8. So che non siete estranei alla celebrazione del Solstizio. Cosa rappresenta per voi la glorificazione dei punti apicali del ciclo terreno e celeste?
Credo di averlo sempre vissuto,
nel mio piccolo, come un momento di profonda comunione col tutto, è
un vivere i cambiamenti ed accettare e condividere i cicli di nascita,
crescita, fecondazione, creazione, declino, morte, riposo, nuova nascita,
etc.... Chi vive in campagna, coscientemente o meno, celebra questo rito
sin dalla nascita, chi vive della terra e ne segue i ritmi guidati dal
cielo e dal trascorrere delle stagioni mette le mani nella sua essenza,
ne raccoglie i frutti e si riposa col riposo della terra stessa. Tutto
ciò sembra lontanissimo dalla vita odierna, specialmente per chi
non vive a contatto con la natura. Sembra di parlare di mondi irrimediabilmente
perduti. I ringraziamenti a quelle forze e a quegli elementi che ci hanno
permesso la vita si sono trasformati in ferite mortali da noi inflitte
agli stessi.
9. Potete rivelare dove giacciono i vostri modelli culturali?
Questa domanda meriterebbe
forse una noiosa ed erudita risposta che non mi sento di dare. I nostri
modelli culturali sono un patchwork, un minestrone di verdure cucinato
senza ricetta, seguendo l'istinto. Amiamo leggere, ascoltare, visitare
luoghi e teatri e lo facciamo in modo imprevedibile, disordinato e apparentemente
casuale. Spesso, poi, capiamo di avere seguito un filo, di aver inconsciamente
cercato i tasselli di uno stesso mosaico e possiamo infine creare la figura.
Amo il mondo greco, ne sono affascinata. Ma ancora più del mondo
greco amo quello minoico, un periodo felice della cultura mediteranea in
cui arte, scambio e pace hanno favorito la crescita spirituale di un popolo
assai illuminato. Ci affascina l'idea della cavalleria templare, non intesa
come arma da guerra o movimento settario legato al potere, ma come braccio
di coloro che cercavano di creare un nuovo equilibrio dopo le lacerazioni
e gli squilibri che hanno portato alla fine del 'mondo antico' e come fautori
di un dialogo e uno cambio di conocenza tra illuminati di diverse credenze
e di diverse appartenenze geografiche perchè l'umanità tutta
potesse trarne giovamento. Amo alcuni spiriti eclettici che hanno contrassegnato
la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento tra i quali Satie, Gaudì,
Debussy, Victor Hugo, Sylvia Plath, Virginia Woolf. Amo Platone e specialmente
Socrate, il suo insegnamento, la maieutica...
10. E per quanto riguarda le vostre influenze musicali? Quali sono inoltre i gruppi che amate ascoltare?
Abbiamo preferenze abbastanza
variegate. Vittorio, il nostro chitarrista, predilige Madredeus, Tangerine
Dream, Mike Oldfield, Pink Floyd, Beethoven; ama molto anche la musica
sufi e mantrica che agisce su di noi come l'acqua quando ci si immerge
nel mare. Giovanni, il tastierista, ama molto la musica degli anni ottanta,
la cosiddetta new wave in cui voci molto emozionali si abbinavano a forti
linee melodiche; ama la musica classica e barocca, in particolare il Canon
di Pachelbel e le voci femminili carismatiche portatrici di forza e profondità
come quella di Diamanda Galas. Io non voglio tediare nessuno con lunghe
liste, in questo momento amo particolarmente Erik Satie e Echo and the
Bunnymen. Riccardo, il percussionista, è un grosso appassionato
di musica indiana, sia tradizionale che di ricerca.
11. L'intervista ha qui termine. Grazie per la vostra gentile attenzione. Volete aggiungere altro?
"Cantate la canzone della
dea. Il mondo ha bisogno di moderni trovatori." b.d.