IL POTERE DELLA PIETRA
Interview with Francesca Nicoli - ATARAXIA
Inverno 2004
 
 
 

Forse abbiamo guadagnato il merito, grazie a questo colloquio con Francesca Nicoli, grazie sopra tutto alla sua disponibilità e alle sue sentite risposte, di aver donato a persone riservate uno spazio entro il quale svelarsi, entro cui mostrare, quasi con innocente delicatezza, la propria celata intimità.
Parole che risuonano antiche e piene di fascino, ma anche intrise di una vaga tristezza. Sembra di ascoltare il suono di una pietra che, percossa, canta, racconta, sussurra. E ammonisce.
 

1. Si dice che l'Origine sia il punto della Perfezione Iniziale… Qual è stato il vostro incipit? Quali le motivazioni che vi hanno spinto a intraprendere quest'avventura artistica?

Il nostro incipit è stato assai lungi dalla perfezione, ma sicuramente utile a livello terapeutico... Razionalmente potrei dirti che abbiamo cominciato questa avventura artistica perché avevamo assoluto bisogno di esprimerci nonostante una profonda e connaturata timidezza e tendenza di quasi tutti noi a vivere una vita isolata e solitaria. Un'immaginazione molto viva, una serie di sofferenze infantili, la passione per la musica in un mondo per noi autistico, una rabbia crescente che doveva trovare uno sbocco, una grande voglia di inventare nuove forme, esprimere sensazioni subliminali e viscerali sono 'il corpo', 'l'involucro' con cui possiamo rivestire questa scelta. Poi, andando un po' più in profondità, scavando la crosta friabile delle nostre debolezze e sofferenze, troviamo la vocazione, una voce che ci ha chiamato per mostrarci una strada da seguire e che ci ha fatto ritrovare, grazie alla musica, la parte coraggiosa, pura e vitale della nostra essenza. Abbiamo risposto a questa vocazione che ci ha aiutato a indirizzare la nostra esuberanza creativa per poi spingerci a metterci gli strumenti in spalla e a partire, come chierici vaganti o trovatori dei nostri tempi.
 

2. Sembrate molto attratti dal periodo medievale. Cosa vi interessa in particolare di questa grande e variegata epoca storica? Qual è la vostra percezione del Medioevo?

3. Secondo una certa Weltanschauung l'epoca medievale rappresenta un'età eroica, un luogo del tempo in cui è stato possibile "richiamare" in questo mondo l'Idea-Norma della Tradizione (anche se, mi permetto di sottolineare, è l'Idea a chiamare gli uomini, non certo il contrario). Vi ritrovate anche voi in questa ri-considerazione "politica" (qui il "politico" si riferisce a una condizione che permette il transito dell'Idea nel Reale e non è com-preso nell'accezione moderna del termine) di tale periodo storico?

Risposta a 2 e 3: Siamo attratti dalla storia in generale, da ciò che la storia 'istituzionale' ha celato ma che a volte è trapelato grazie al nobile canto della pietra. Credo che il medioevo sia stato un periodo di estremo oscurantismo dal punto di vista religioso, ma al contempo un'epoca di grande (e spesso celata) rinascita delle arti, del libero pensiero, dello spirito e della spiritualità. Amiamo profondamente l'arte medievale sia dal punto di vista architettonico, che iconografico e musicale. Il mondo è stato coperto da una fitta coltre di fumo ma tante piccole candele si sono accese ovunque, nonostante i pericoli, le coercizioni, la sofferenza. Non nascondiamo che siamo profondamente attratti dal senso nobile del concetto di cavalleria, fratellanza, del mettersi al servizio del fratello per il bene di tutti, del trovare una forma di comunicazione e arricchimento, del rispetto e dello scambio profondo tra uomo e donna. Nel medioevo esisteva anche una forma di libero arbitrio e di rispetto e conoscenza di ciò che circondava gli uomini e ne permetteva la sussistenza, che ora si è perduto. C'era ancora vicinanza tra uomo e forze elementali.
 

4. Cosa rappresenta per voi il culto-recupero del Passato? È possibile rendere vivo e operante ciò che è avvolto nelle spire del Tempo?

Non credo che sia appropriato, per quello che ci riguarda, parlare di culto del passato e forse neanche di recupero dello stesso. Siamo portatori di passato, ne siamo l'esplicitazione e la forma vivente essendo anelli di una catena che ha origine nel passato ma siamo anche portatori di presente e di conseguenza di futuro e questi elementi dovrebbero mantenere un costante equilibrio. Il passato dovrebbe essere la chiave per affrontare e vivere il futuro in modo cosciente e non superficiale, anche se il passato non può cristallizzare il futuro, spesso il susseguirsi degli eventi non si muove in linea retta. Credo sia però possibile mantenere vivi e operanti alcuni insegnamenti del passato, ciò che di saggio e costruttivo il passato ci ha tramandato, tentando di svelare ciò che è stato coperto, cantando ciò che si è voluto occultare e dimenticare.
 

5. Ma la realtà di oggi è ben altra cosa… Come vivete lo iato temporale che ci separa da quei luoghi dello Spirito? Cosa ne pensate dei giorni in cui (nostro malgrado forse?) siamo costretti a vivere? Vi trovate a vostro agio nell'oggi o soffrite una certa distanza dalla vostra spirituale patria natia?

Non possiamo mentire e dire bene, siamo a nostro agio, ci sentiamo realizzati o felici. Non è vero ed è questa la nostra debolezza ed è questo il punto da cui dobbiamo partire, guidati dalla musica, per migliorare noi stessi. Non credo che tutto sia casuale e dominato dal chaos: ogni nostro passaggio su questa terra, in una di queste dimensioni, prevede una nuova scala da salire, nuove porte da aprire, nuove difficoltà da affrontare, nuove sconfitte per ricominciare finché non si riesce ad andare oltre per passare ad altro. Il nostro istinto ci avrebbe senz'altro portato ad un isolamento quasi claustrale tra le mura di qualche sperduta casa di campagna, con i sogni e i ricordi legati alle esperienze ancestrali che pensiamo di avere vissuto, a contatto con la pietra, la natura, il silenzio. Ma così non è stato, o non solo, molti di noi hanno fatto studi linguistici (apertura verso l'esterno), hanno cominciato a viaggiare per il mondo e tutti abbiamo deciso di esporci pubblicmente attraverso la musica e quindi di modificare, per quanto modestamente, la realtà che ci circondava entrando, attraverso una spessa pellicola trasparente, nel mondo stesso. Spesso ci rifugiamo nei luoghi dello spirito, quelli che restano, quelli che ancora conservano 'il potere salvifico e rigenerante' del tempo, quelli che annullano gli iati spazio-temporali calandoci in dimensioni che conoscevamo e amavamo, passiamo del tempo nei chiostri, nelle cattedrali, nei boschi e nei cimiteri. Ci purifichiamo l'anima e il corpo. Ma chi non riesce, attraverso ciò che la natura gli dona e attraverso una evoluzione personale, ad adattarsi ai tempi che vive, quelli che effettivamente lo circondano, vivrà una vita di sofferenze e di involuzione. Per questo lottiamo ogni giorno con noi stessi e con la corsa folle delle cose.
 

6. (Per Francesca Nicoli:) Ammetto che questa è una domanda forse personale, ma come tutte le domande poste da un misero essere umano essa può essere facilmente elusa - con mia lieve delusione, lo ammetto! Ben altre sono le domande che non possiamo fuggire… Premetto anche di nutrire particolare rispetto per il genere femminile, un rispetto lontano dalle "conquiste" del femminismo e caratterizzato da un senso di dubbio per ciò che la donna è oggi (non per sua causa, ma forse per una inesorabile necessità storica). Ciò detto, voglio chiederti quali sono le tue riflessioni sulla condizione femminile nei tempi "oscuri" della Storia. Un posto "marginale" occupavano le donne, ma estremamente importante. Una funzione quasi di "custodia" (familiare, istituzionale, a volte culturale e artistica) era il compiuto destino della natura femminile. Alla "luce" della visione dei moderni, come valuti la posizione del genere femminile in epoche come quella medievale? E come vivi tutto ciò essendo figura di spicco in un gruppo come Ataraxia?

Non ho alcun tipo di reticenza a rispondere a questa domanda, anzi... Magari non condivido l'uso della terminologia scelta, come 'genere femminile' (personalmente non credo parlerei mai in termini di 'genere maschile'). Non mi sento neanche di condividere il tuo pensiero circa 'le conquiste' del femminismo (non sto parlando del fanatismo) che al giorno d'oggi, dopo 20-30 anni da quell'epoca è un termine visto con sospetto anche a causa del suffisso 'ismo' che indica una sorta di ideologia e di 'superlativo assoluto' in cui è stata spinta la rivendicazione e la richiesta di riconoscimento di una delle due metà della popolazione umana dopo due millenni di occultamento, censura e violenza. E' noto che la storia prevede cicli e ricicli e quando una situazione è arrivata al limite scoppia una rivoluzione. Sono d'accordo invece con il termine che usi sul posto occupato negli ultimi duemila anni di storia dalla donna: "marginale". Ma forse anche questo è un termine assai blando... Diciamo che la donna e l'uomo, nell'antichità, creavano un equilibrio che era alla base di una progressione di entrambi e di conseguenza della società stessa, un equilibrio spirituale e filosofico, un equilibrio per quel che riguarda l'evoluzione del pensiero. Dal punto di vista spirituale la donna poi aveva un posto di grande valore e tutto è stato spazzato via in pochi secoli dalla chiesa cattolica che passo passo si è appropriata di ognuno dei simboli, delle pratiche legate alla figura mistica della donna, sporcandola e gettandola nel fango. Una campagna politica di immense dimensioni per fare prevalere una parte sull'altra e distruggere un equilibrio indispensabile per una evoluzione della razza umana. E' stata una sorta di genocidio mentale che probabilmente non ha potuto essere anche fisico (ma lo è stato per tutti quegli elementi che uscivano dalle strette regole imposte) per forza maggiore (la donna procreava e la specie doveva essere preservata). La donna per numerosi secoli ha avuto prevalentemente una funzione di 'custodia' e di silenzio, la capacità di esprimersi apertamente le veniva negata, ogni simbolo sacro a lei riconducibile è stato trasformato in un simbolo di colpa, e tutto questo, prima o poi, avrebbe portato a profonde lacerazioni nel tessuto sociale e specialmente nelle menti e negli spiriti di tutti gli esseri umani. Il medioevo (anche se non parlerei propriamente di Medioevo poichè fino al 1200, forse 1300, molte pratiche pagane legate al culto della grande dea e delle divinità femminili venivano ancora praticati, specialmente nelle campagne, da una grande fetta della popolazione; dal 1400 e specialmente dal 1500 in poi con l'inquisizione e la demonizzazione della donna le cose si sono veramente deteriorate, la chiesa è riuscita temporaneamente nel suo intento) da questo punto di vista è stato effettivamente un secolo assai oscuro, qualsiasi forma di libero pensiero è stata perseguita e se poi era femminile... Siamo tutti coscienti che l'inquisizione ha fatto una strage, ha letteralmente messo a tacere con la paura e la morte migliaia e migliaia di donne (e non solo). Solo qualche mistica è arrivata fino a noi, Hildegard Von Bingen, Giovanna D'arco per vicessitudini diverse... Però sono nati i trovatori, i cantori dell'idea del femminino sacro, coloro che cantando diffondevano parole e concetti profondi ben diversi da quelli 'istituzionali' sulla natura della donna. E sotto la superficie, altri si muovevano... Come vivo questa cosa ? Come un cantore, un trovatore di quei tempi. La mia natura non è prevalentemente femminile, ma piuttosto androgina; non ne faccio una questione sessuale ma spirituale ed interiore, sento profondamente che nelle vite vissute prima di questa sono stata uomo e donna e non mi appiglio ad una di queste due realtà negando l'altra ma, volente o nolente, le ho in me e le vivo entrambe, fuse, come un'unica realtà. E canto la donna, le Ondine silenti e le dee antiche, le bambine e le perseguitate; abbiamo rielaborato 'Orlando' di Virginia Woolf e dedicato canti alla nostra Signora. A volte, non troppo di sovente, la mia voce infastidisce, in particolare le tonalità gravi o le espressioni più potenti e viscerali hanno messo a disagio qualcuno. Anche nella musica, qualche volta, si preferirebbe relegare la donna solo a qualche forma d'espressione pseudo-angelica, eterea o addirittura incolore. La donna, come l'uomo, è tante cose diverse e non sempre e non solo assimilabile ad una rassicurante sedia di paglia vicino al fuoco scoppiettante di un camino.
 

7. Venite ascritti spesso all'alveo della cosiddetta musica gotica/dark (purtroppo non mi è congeniale utilizzare queste stupide definizioni, e, si sa, parlar per generi è sempre dannoso…). Come vivete l'esser accomunati a tutto quest'immaginario che sconvolge per cotanta superficialità? Vi sentite partecipi di un qualche effimero movimento? (Ma inutile e vano è qualsiasi movimento distante dal divenire della Storia…). O siete coscienti della vostra specificità? (Anche se mi rendo conto che ineffabile è il situarsi di un'essenza).

Premetto che anche a noi non piacciono le definizioni, l'idea di ascrivere l'ispirazione e la libertà artistica in un genere, ma non ci piace giudicare movimenti o immaginari. C'è del buono e c'è dello stereotipato, c'è della creatività e c'è della mancanza di elasticità, c'è del bello e del profondo e c'è del ridicolo e del superficiale. Questo è successo in ogni tempo per ogni corrente pittorica, letteraria e musicale che fosse. Siamo coscienti della nostra specificità (senza giudizi di merito) come siamo coscienti della specificità altrui. Poi, in tutta sincerità, questa è una questione di cui non ci siamo mai troppo preoccupati e che non ci ha mai turbato. E' solo una questione formale. Un vestito di parole.
 

8. So che non siete estranei alla celebrazione del Solstizio. Cosa rappresenta per voi la glorificazione dei punti apicali del ciclo terreno e celeste?

Credo di averlo sempre vissuto, nel mio piccolo, come un momento di profonda comunione col tutto, è un vivere i cambiamenti ed accettare e condividere i cicli di nascita, crescita, fecondazione, creazione, declino, morte, riposo, nuova nascita, etc.... Chi vive in campagna, coscientemente o meno, celebra questo rito sin dalla nascita, chi vive della terra e ne segue i ritmi guidati dal cielo e dal trascorrere delle stagioni mette le mani nella sua essenza, ne raccoglie i frutti e si riposa col riposo della terra stessa. Tutto ciò sembra lontanissimo dalla vita odierna, specialmente per chi non vive a contatto con la natura. Sembra di parlare di mondi irrimediabilmente perduti. I ringraziamenti a quelle forze e a quegli elementi che ci hanno permesso la vita si sono trasformati in ferite mortali da noi inflitte agli stessi.
 

9. Potete rivelare dove giacciono i vostri modelli culturali?

Questa domanda meriterebbe forse una noiosa ed erudita risposta che non mi sento di dare. I nostri modelli culturali sono un patchwork, un minestrone di verdure cucinato senza ricetta, seguendo l'istinto. Amiamo leggere, ascoltare, visitare luoghi e teatri e lo facciamo in modo imprevedibile, disordinato e apparentemente casuale. Spesso, poi, capiamo di avere seguito un filo, di aver inconsciamente cercato i tasselli di uno stesso mosaico e possiamo infine creare la figura. Amo il mondo greco, ne sono affascinata. Ma ancora più del mondo greco amo quello minoico, un periodo felice della cultura mediteranea in cui arte, scambio e pace hanno favorito la crescita spirituale di un popolo assai illuminato. Ci affascina l'idea della cavalleria templare, non intesa come arma da guerra o movimento settario legato al potere, ma come braccio di coloro che cercavano di creare un nuovo equilibrio dopo le lacerazioni e gli squilibri che hanno portato alla fine del 'mondo antico' e come fautori di un dialogo e uno cambio di conocenza tra illuminati di diverse credenze e di diverse appartenenze geografiche perchè l'umanità tutta potesse trarne giovamento. Amo alcuni spiriti eclettici che hanno contrassegnato la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento tra i quali Satie, Gaudì, Debussy, Victor Hugo, Sylvia Plath, Virginia Woolf. Amo Platone e specialmente Socrate, il suo insegnamento, la maieutica...
 

10. E per quanto riguarda le vostre influenze musicali? Quali sono inoltre i gruppi che amate ascoltare?

Abbiamo preferenze abbastanza variegate. Vittorio, il nostro chitarrista, predilige Madredeus, Tangerine Dream, Mike Oldfield, Pink Floyd, Beethoven; ama molto anche la musica sufi e mantrica che agisce su di noi come l'acqua quando ci si immerge nel mare. Giovanni, il tastierista, ama molto la musica degli anni ottanta, la cosiddetta new wave in cui voci molto emozionali si abbinavano a forti linee melodiche; ama la musica classica e barocca, in particolare il Canon di Pachelbel e le voci femminili carismatiche portatrici di forza e profondità come quella di Diamanda Galas. Io non voglio tediare nessuno con lunghe liste, in questo momento amo particolarmente Erik Satie e Echo and the Bunnymen. Riccardo, il percussionista, è un grosso appassionato di musica indiana, sia tradizionale che di ricerca.
 

11. L'intervista ha qui termine. Grazie per la vostra gentile attenzione. Volete aggiungere altro?

"Cantate la canzone della dea. Il mondo ha bisogno di moderni trovatori." b.d.
 

interview by Antonio dall'Igna
courtesy  for Occidental Congress
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