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- Il concerto:
l'interno
della “Lega…” è davvero bello, suggestivo e molto spazioso, mi
aspettavo
davvero di peggio, invece tutto inizia ad assestarsi in maniera quasi
perfetta,
ideale. Il palco viene inaugurato dai Strength Through Joy, in un certo
senso la loro performance si rivela essere più un antipasto, un
preambolo, rispetto a ciò che ci aspetta, le canzoni proposte si
rivelano belle e con un buon impatto acustico, ma purtroppo spesso
provo
la sensazione di essere davanti ad un gruppo i cui brani non sembrano
risplendere
di luce propria (…) Presentati da Douglas con un impeccabile “Ladies
and
gentlemen…” ciò che colpisce praticamente subito Andrea e me
è
la tenuta dello stesso Douglas: nonostante la stazza imponente, gli
anfibi
e i pantaloni militari, gli occhiali da vista e la camicia a maniche
corte
gli conferiscono un aspetto particolarmente accademico (sembra
davvero
un professore universitario). Il concerto è cominciato da
nemmeno
un quarto d'ora e tutto qui è già un crescendo di
emozioni.
L'arrivo sul palco di
Douglas
nelle vesti della Morte in Giugno è davvero incredibile,
un'emozione
grandissima: momenti di lucido splendore monumentale. Il concerto
sfocia
nella sua seconda parte iniziando con una “Death of a Man” apocalittica
e marziale come non mai poi, la scaletta continua, attraversando gli
oltre
tre lustri di vita dei Death in June regalandoci alcune tra le
più
belle canzoni mai scritte dal gruppo: “Fall Apart”, l'immancabile
“Heaven
Street”, la storica (e inaspettata) “Death of the West”, “Symbols of
the
Sun”, “Rose Clouds of Holocaust” e poi dal side-project Kapo!
capolavori
come “Only Europa Knows”, fino al brano che pone il sigillo di chiusura
a questo meraviglioso evento: “C’est un rêve”. Applausi ed
entusiasmi
si sprecano, ma il concerto è stato davvero incredibile. E non
è
finita! Una breve pausa ed ecco salire nuovamente sul palco Douglas,
questa
volta assieme a Boyd Rice. Si comincia con i brani che hanno dato corpo
a "Music, Martinis and Misanthropy" e “Scorpion Wind”, ed è
questo
sicuramente il momento
più calmo e contemplativo del concerto, ma poi a dare una
scrollata
alle coscienze (ma soprattutto alle orecchie) dei presenti ci pensa
sempre
lo stesso Boyd Rice, che rimasto solo sul palco con l'ausilio di un
piccolo
marchingegno elettronico (non più grande di un telecomando) fa
esplodere
tutta la furia industriale per cui è annoverato come uno dei
maestri
dell'industrial “old style”. Una deflagrazione marziale/industriale
scuote
le fondamenta del Centro, terrorismo sonico allo stato puro. Mezz'ora
più
che sufficiente per acquisire una fondamentale lezione di indutrial per
la gioventù di ferro, momenti che resteranno indelebili
nella
mia memoria. Il brano a conclusione di questa performance (e del
concerto
tutto) è il più classico tra i classici: “Total War”,
un'ondata
catartica, un gioiello di violenza apocalittica, coinvolgente e brutale
come pochi altri brani da me conosciuti. Alla fine di quest'ultimo
pezzo,
sarò tanto rintronato e con le orecchie ovattate che mi
ritroverò
ad urlare a quattro centimetri da Andrea per poter scambiare commenti
sull'accaduto!
E così giungiamo
alla fine. Dopo alcuni minuti di silenzio inizia una squallida
festicciola
gotica che si dimostra un ottimo campanello di allarme per noi che
siamo
venuti a Torino per vedere dei grandi musicisti e non dei grandi
pagliacci
(quelli li trovi ad ogni angolo della strada…)
Salutiamo Douglas P. e
Boyd
Rice, e con quest'ultimo le strette di mano si sprecano: il signor Rice
è semplicemente gigantesco, un armadio in divisa nera, ma si
rivela
anche essere un armadio di simpatia e disponibilità; firma
autografi
sui suoi dischi, ma anche su foglietti, scontrini, foto di Douglas(!),
ci regala uno squarcio di puro entusiasmo, magari un po' puerile, ma
pienamente
motivato. “Rice is nice” non è certo un motto coniato a caso,
anzi!
Tempo di partire, tornare
a casa. Prima di lasciare il centro acquisto “Im Blutfeuer” e il nuovo
album dei Mental Destruction “Straw”, quest'ultimo gentilmente
offertomi
dal negozio di Rimini E.N.D.E. che per l'occasione ha allestito un
bancone
niente male. Mi lasciano anche un numero del loro news-letter/catalogo
che per impaginazione e qualità grafica si rivela un temibile
antagonista
ai bollettini della Cold Meat Industry (tralasciando i dischi
recensiti…
tutti con un 10 e lode!! capisco che li devono pur vendere,
però…)
Comunque grazie ragazzi,
E.N.D.E. certo almeno non sonnecchia e merita tutto il plauso di
essersi
presentato con una grossa varietà di materiale ad un evento
davvero
unico.
Un saluto ai ragazzi
conosciuti
(o nuovamente incontrati) a Torino e poi via verso casa. Il resto
è
storia. Storia (per fortuna) senza problemi, ma soprattutto, senza
alcun
incidente, sembrava dovesse andare tutto a rotoli e invece tutto
è
stato semplicemente grandioso!
Mi viene da ridere, lo
ammetto,
ripensando, ora, a quei momenti: mi sembra quasi di aver vissuto un
sogno,
direi anche piuttosto grottesco perché, se i Death in June che
suonano
in un centro sociale a qualcuno possono far storcere il naso, Boyd Rice
che si esibisce alla “Lega Furiosi” in simil-divisa da SS sembra
davvero
una barzelletta!
Così va il mondo.