“Cum Lenitate Asperitas”
Da sempre abbiamo guardato
all’attività di Aldo Chimenti con profondo rispetto. A testimonianza
di ciò rammentiamo l’intervista pubblicata nel terzo
numero di OC e l’incipit dell’articolo Better
dead than red?
Poi, nei nostri conversari,
qui ad OC, abbiamo sempre ricordato con apprezzamento il costante impegno,
l’indefessa presenza e, in particolar modo, la qualità degli articoli
e delle interviste del noto giornalista.
Abbiamo soprattutto lodato
il suo approccio, sottile e profondo: prospettiva che ha portato in luce
una (ma, si badi bene, non l’unica) congruente chiave interpretativa di
quello che ormai ci piace denominare Ur-folk.
Ora, Aldo Chimenti è
venuto a farci visita e ha lasciato un bel dono. Ha deciso, infatti, di
riservare per le pagine di OC un suo evocativo articolo. Benvenuto Aldo!
Gardone Riviera dista oltre
300 Km da Torino, così quel sabato del 30 aprile decidemmo di metterci
in viaggio di buon’ora, volevamo gustarci tutti i preliminari, gli annessi
e i connessi di una gita-concerto nella Cittadella di Gabriele D’Annunzio,
evento più unico che raro, oltremodo incentivato dall’opportunità
di visitare il giorno seguente le meraviglie del Vittoriale degli Italiani,
un must da onorare almeno una volta nella vita, fantastico! Non appena
prendemmo posto nel dehor dell’albergo intorno a mezzogiorno ci arrivò
la notizia via cellulare dell’annullamento del festival in seguito ad un
articolo apparso a tutta pagina sul Corriere Della Sera del 30 aprile col
titolo Al Vittoriale il “rock nazi” (!). Immenso fu il nostro stupore
misto a disappunto nell’apprendere che la mano lunga della censura era
intervenuta per impedire lo svolgimento di una innocua manifestazione artistico-musicale
come questa. Misteri della democrazia. Decidemmo comunque di restare rispettando
il programma del nostro breve soggiorno lacustre seppur menomato nella
sua sostanza di un appuntamento atteso da diversi mesi, già compromesso
dalla cancellazione della performance originaria dei Death In June (note
le polemiche) cui sarebbero subentrati gli Ain Soph (degni sostituti) vicino
ai gruppi confermati in cartellone Der Blutharsch, Varunna e Foresta di
Ferro. Avrebbero dovuto esibirsi in forma acustica nell’auditorium del
Vittoriale, dietro le insegne del motto dannunziano Memento Audere Semper
preso a prestito per titolare l’evento. Dopo un giro panoramico attraverso
i fieri cipressi e gli antichi borghi che costeggiano il lago di Garda
raggiungemmo, già a pomeriggio inoltrato, il piazzale antistante
l’ingresso della Cittadella. Fu lì che incontrammo gli organizzatori
del concerto Flavio e Vinz insieme ad alcuni componenti dei gruppi tra
cui il Depla, Albin Julius e la sua bella Marthynna. Grandi assenti gli
Ain Soph che, avvisati a metà strada, preferirono fare retromarcia.
Con l’amaro in bocca ci confermarono l’accaduto e ci invitarono alla cena
prevista per le 21 nel ristorante dell’hotel dove i musicisti avevano preso
alloggio. Se non altro avremmo trascorso una serata tra amici. E così
fu. Quando arrivammo la sala era già affollata e molta gente stava
ancora affluendo all’interno del locale. Giusto il tempo di una cena frugale,
due chiacchiere e qualche brindisi prima che il buon Vinz annunciasse ufficialmente
che i Der Blutharsch avrebbero improvvisato un concertino informale nei
locali del ristorante, notizia che diede subito un’altra piega all’atmosfera
della serata. Per l’occasione il gruppo austriaco vedeva in line-up Jörg
alla chitarra e una violinista di professione, l’enigmatico Novo Homo alle
percussioni, Marthynna al canto e l’ineffabile Albin alle prese con un delizioso
harmonium artigianale azionato da un mantice a mano. Ci hanno regalato
un concerto da leccarsi i baffi, un set elettroacustico bello carico e
al massimo del conviviale, eccitante sin dalle prime battute di “Time Is
Thee Enemy”, tema proposto in più versioni differenti in mezzo ad
altri brani noti come “Vaterland” e “Many Enemies Bring Much Honour”. Bravissimi!
Seguì un breve e sanguigno intervento combat-folk di Varunna (con
Tairy degli Ait! ai ritmi) e Marco Deplano/Foresta Di Ferro il quale diede
il meglio di sé in “Periferie”, il suo nuovo cavallo di battaglia
tratto dallo split su Hau Ruck! “Millenni”. Un plauso particolare a Varunna
per il suo formidabile stile anthemico. E poi il gran finale coi
Der Blutharsch all’insegna della goliardia più fresca e sincera:
hanno infilato una dionisiaca, sfolgorante rivisitazione di “Baltikum”,
il loro omaggio agli Ain Soph che tutti noi abbiamo salutato in un canto
corale. Un’esperienza indimenticabile. Non bisogna poi tacere sulla correttezza
di tutti quanti, nessuno escluso. In segno di ringraziamento Albin ci omaggiò
personalmente di una copia del suo nuovo 7” pitturato che in circostanze
normali sarebbe stato messo in vendita. Mentre Vinz, esprimendo le sue
scuse, mise a disposizione il merchandising della Hau Ruck!/SPQR (e non
solo) a chiunque avesse preferito il rimborso del biglietto in dischi!
Dulcis in fundo dalle mani di Flavio arrivò il dono promesso, la
bella compilation esclusiva “Memento Audere Semper”. Da restare senza parole.
L’onestà intellettuale e il senso dell’onore di questi ragazzi meritavano
di essere raccontati insieme al ricordo di una vacanza quanto mai generosa
e ricca di sorprese, forse già entrata nella leggenda. Le piccole
gioie della vita sono anche questo.